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Aim, bluff della mini-Borsa una valanga di quotazioni ma scambi al lumicino

E’ un grande successo in termini di quotazioni ma ha ancora scambi al lumicino e qualche problema di “assestamento” su standard più elevati di qualità: «E’ tempo di lavorare per migliorare la trasparenza», ha detto lo stesso amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, un paio di giorni addietro. Sembra un paradosso però in fondo l’Aim, il mercato alternativo dei capitali in salsa tricolore, ha tutte queste le caratteristiche insieme: continua a sfornare quotazioni (mentre al listino principale Sisal e Rottapharm hanno fatto marcia indietro), però continua ad essere “sottilissimo” in termini di volumi quotidiani: un milione e 300 mila euro come media giornaliera in giugno, 222,6 milioni complessivi da inizio anno a oggi; qualche società che non registra scambi anche per vari giorni consecutivi. Troppo poco per dare significatività ai prezzi e stabilità alle quotazioni, inevitabili ostaggi di una volatilità eccessiva. Arrivare all’Aim è semplice: non serve un prospetto, basta un solo bilancio certificato, ha tempi molto più rapidi di quotazione e costi molto più contenuti. E’ quindi un approccio semplice per chi vuole raccogliere capitali; il rovescio della medaglia è che all’Aim Italia (analogamente agli altri mercati simili in giro per il mondo) non tutte le società hanno una qualità eccelsa (in termini di bilanci, a volte da anni in rosso, e di scarsa trasparenza). Tanto che la stessa Borsa sta cercando di correre ai ripari, agendo soprattutto sui “filtri” (l’Aim non è sottoposto alla vigilanza della Consob e pur avendo un Regolamento di Borsa, la “presa” di Palazzo Mezzanotte è molto meno stringente rispetto al listino principale): probabilmente entro settembre arriveranno nuovi criteri per i Nomad (una specie di tutor e primi garanti della correttezza della società, dalla quotazione in poi) e forse per i revisori. Ma i dettagli sono in via di definizione.

Più chiari i successi in termini di numero di quotazioni: con l’ultima arrivata, Blue note, il listino ha toccato quota 50 società; di queste, 14 sono sbarcate in Borsa da gennaio ad ora e altre 4-5 sono attese prima della pausa estiva; per fine anno le matricole del 2014 dovrebbero essere una trentina. Già ora c’è un indice dedicato e una capitalizzazione complessiva che sfiora 1,8 miliardi. Il problema maggiore tuttavia è la mancanza di investitori, che date le caratteristiche del mercato dovrebbero essere quasi esclusivamente istituzionali. «Sgravi fiscali certo aiuterebbero ma non bastano: occorre un’azione di sistema – spiega Luca Peyrano, responsabile dei mercati primari di Borsa italiana -. Il progetto cui stiamo lavorando è la costituzione di un fondo di fondi in cui partecipino assicurazioni, fondi pensione, enti previdenziali e magari anche la Cdp. Con una dotazione di un miliardo, il fondo a sua volta investirebbe in fondi comuni specializzati in small cap: si creerebbe un volano fantastico per la crescita di questo segmento in Borsa. É chiaro però che serve una forte volontà politica».
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