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Ai soci può convenire donare come privati

Anche per i soggetti che non sono titolari di reddito d’impresa, ossia per coloro che nel modello Unico indicano – alternativamente o cumulativamente, redditi di terreni, di fabbricati, redditi di lavoro dipendente e assimilati, di capitali o diversi – le erogazioni liberali effettuate per fini culturali (Art bonus), così come individuate dal Dl 83/2014, portano in dote un credito d’imposta e non più, come avveniva fino al 2013, una detrazione d’imposta pari al 19% della spesa sostenuta.
Non trovano più applicazione, quindi, per il triennio 2014-2016, le disposizioni previste dall’articolo 15, comma 1, lettere h) e i), del Tuir. Il nuovo credito d’imposta si attesta nella misura del 65%, delle erogazioni effettuate nel 2014 e nel 2015, e del 50% per il 2016, ma fino al limite massimo assoluto del 15% del reddito complessivo dichiarato dal contribuente. Anche in questo caso il credito va diviso in tre rate annuali.
Questo credito d’imposta che, comunque, deve essere indicato all’interno del quadro CR del modello Unico 2015 PF, consente al dichiarante di abbattere direttamente le imposte che scaturiscono dalla dichiarazione dei redditi e non può essere utilizzato, quindi, in compensazione come avviene, invece, per le imprese (si veda l’articolo in alto).
L’eventuale quota di credito d’imposta che non dovesse essere utilizzato nel modello Unico 2015, potrà essere riportata in avanti, senza alcun limite di tempo, nei periodi d’imposta seguenti andandosi, eventualmente, a sommare con il credito d’imposta dei periodi successivi.
La scelta di convenienza
Anche se per il 2014 i giochi sono già fatti, per i due periodi d’imposta successivi (2015 e 2016), in presenza di un contribuente, persona fisica, che risulta essere titolare anche di reddito d’impresa, nella scelta se effettuare l’erogazione liberale per la cultura (Art bonus) in qualità d’imprenditore ovvero come privato, la variabile da tenere in considerazione è data non tanto dalla percentuale da calcolare sulla erogazione liberale stessa, che resta immutata per tutte le tipologie di soggetti (65% o 50% per il 2016), ma sulla determinazione del limite massimo stabilito dalla norma.
Per i soggetti che non effettuano la liberalità nel regime d’impresa, questo limite massimo è stabilito, come detto, nella misura del 15% del reddito complessivamente dichiarato, mentre per coloro che la dovessero effettuare nell’ambito del reddito d’impresa, il limite massimo è stabilito nel 5 per mille dei ricavi.
Per i contribuenti che effettuano l’erogazione non nell’ambito del reddito d’impresa, il 15% va calcolato, come specificato dalle istruzioni al modello Unico, sul reddito imponibile da indicare al rigo RN4 del quadro RN.
Da segnalare che, in presenza di locazioni per le quali è stata scelta la tassazione tramite cedolare secca, questi redditi, non confluendo nel quadro RN del modello Unico, non rileveranno per determinare la soglia massima del credito d’imposta in questione, penalizzando il contribuente.

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