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Ai «morosi incolpevoli» un aiuto da definire

Il Dl 102/2013, all’articolo 6, comma 5 introduce un istituto del tutto nuovo, la morosità incolpevole. Lo fa per costituire, presso il ministero delle Infrastrutture, di un fondo destinato, «agli inquilini morosi incolpevoli». Una definizione non ancora precisa: l’unico dato certo è che il fondo avrà una dote è di 20 milioni di euro per il 2014 e altri 20 per il 2015. Il fondo verrà destinato probabilmente seguendo la falsariga di quello disposto dalla legge 431/98, direttamente dai Comuni agli inquilini in base a una graduatoria, dopo una divisione proporzionale tra le Regioni.
In diritto per colpa si intendono le conseguenze di comportamenti improntati a: imprudenza, negligenza, imperizia, non osservanza di regole, norme o discipline. La maggior parte delle persone che non possono pagare l’affitto lo fa per motivi non a loro addebitabili. Quindi si rischia che quasi tutti i morosi abbiano diritto ai contributi del fondo.
L’unico argine contenuto nella norma è la previsione di un decreto ministeriale che stabilirà la ripartizione regionale della dotazione del fondo: qui dovranno essere anche indicati criteri e priorità che i Comuni dovranno rispettare per definire le condizioni della morosità incolpevole.
Al momento, quantomeno sotto il profilo di un’interpretazione letterale, sembrerebbero legittimate situazioni di inadempimento laddove manchi la colpa come sopra definita: per esempio, il lavoratore che abbia perso il posto di lavoro diventerà un moroso incolpevole. Ma il principio è pericoloso: nel nostro ordinamento vige il criterio dell’analogia quale elemento di interpretazione da utilizzare dove necessario. Se nelle locazioni introduciamo un concetto di non colpevolezza quale giustificazione per il mancato pagamento, si rischia di sovvertire l’ordinamento. Fortunatamente vige anche il principio della non estendibilità dei princìpi di carattere speciale, come probabilmente, è questo.Non rimane, pertanto, che attendere le decisioni sui criteri che definiranno le condizioni di morosità incolpevole.
L’articolo 6, seppure di striscio, si occupa anche di esecuzione di sfratti, stabilendo che le Prefetture dovranno adottare misure per graduare l’intervento della forza pubblica. È un vecchio meccanismo già ampiamente usato nel passato. In pratica, sotto un profilo prettamente storico, è invalso l’uso della presenza costante della forza pubblica. Soprattutto nei centri urbani classificati come aree a forte tensione abitativa.
Ne consegue che si deve fare i conti con la disponibilità di agenti e che compete ai prefetti organizzare questo servizio che, surrettiziamente, introduce un’effettiva graduazione nell’attività di esecuzione degli sfratti.
Le norme di diritto non prevedono questo. Prevedono, molto più semplicemente, che l’ufficiale giudiziario qualora ne ravvisi la necessità chieda l’intervento della forza pubblica. Se è vero che il procedimento di sfratto ha in sé elementi di delicatezza, è altrettanto vero che va eseguito.
Rispetto a tale procedura, tra l’altro, si ricorda che esiste già una legislazione particolarmente favorevole al moroso: l’articolo 55 della legge 392/78 prevede che, nel procedimento di sfratto, il conduttore possa chiedere il termine di grazia per sanare la morosità. I termini sono di 90 giorni, che salgono a 120 nel caso in cui le precarie condizioni dell’intimato dipendano da disoccupazione, malattie o difficoltà e la morosità non sia superiore ai due mesi.
Tutte le ipotesi da valutare ai fini della graduazione del termine sono abitualmente disattese in sede di concessione del termine, considerando in re ipsa la gravità. Trascorso il termine, nell’abituale caso di mancata sanatoria, si passa alla convalida e all’ulteriore termine di due mesi in caso di morosità e fino a sei per la finita locazione e per casi eccezionali di 12 mesi. Poi l’esecuzione.
E pure a questo punto, ai sensi dell’articolo 6, comma 3 della legge 431, per la finita locazione, è possibile chiedere la rifissazione del termine. A questo punto, con il nuovo provvedimento di graduazione dell’intervento della forza pubblica, si aggiunge un ulteriore elemento di proroga dell’esecuzione.

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