Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ai minimi i tempi di liquidazione delle fatture

Non c’è dubbio che, in tempo di crisi, le aziende più fragili soccombano e quelle più strutturate e resistenti ai marosi sopravvivano. Non c’è dubbio nemmeno che la situazione negativa che l’economia italiana sta vivendo porti tutti ad essere più oculati e prudenti, anche, ad esempio, nell’erogazione di fidi commerciali. Sono, questi, i motivi principali per cui tra luglio e settembre 2014, secondo l’indagine dell’Osservatorio Cerved che ha monitorato le abitudini di pagamento di 2,5 milioni di imprese italiane, si sono ridotti i tempi medi di liquidazione delle fatture, i ritardi hanno toccato un minimo dal 2012 ed è proseguito per il quinto trimestre consecutivo il calo dei protesti tra le imprese, con livelli tornati al di sotto di quelli pre-crisi in molti settori e regioni del Paese.
Proprio a causa del lungo processo di ristrutturazione dell’economia che ha spinto fuori dal mercato le aziende più deboli e di un atteggiamento più cauto da parte delle imprese nell’ergoazione dei fidi commerciali, tagliati alle controparti più rischiose (accellerandone ulteriormente l’uscita), le imprese, nel terzo trimestre dell’anno scorso, hanno pagato in media le proprie fatture in 77,5 giorni, 0,2 giorni in meno rispetto allo stesso periodo del 2013 e 3,7 giorni in meno rispetto al 2012. Le scadenze in fattura sono rimaste ai livelli del 2013, mentre si sono ulteriormente ridotti i ritardi medi e la presenza di imprese fortemente ritardatarie. Ai minimi dall’inizio del 2012 anche la presenza di imprese che hanno accumulato ritardi medi superiori a due mesi, casi che frequentemente sfociano in mancati pagamenti o veri e propri default: tra luglio e settembre 2014 sono il 7,3% di quelle che hanno pagato almeno una fattura nel trimestre.
«I nostri dati sui pagamenti mostrano che la lunga crisi ha reso le imprese più caute nella concessione di credito commerciale – dice l’amministratore delegato di Cerved Gianandrea De Bernardis -: sempre più spesso si comportano come le banche, selezionando le controparti in base al rischio».
Un’analisi più mirata su circa 100mila Pmi indica che a un terzo dei cattivi pagatori del 2012 non è stato concesso credito commerciale nel terzo trimestre 2014; si tratta di una percentuale più che doppia rispetto a quella “fisiologica”.
Per quanto riguarda i settori, sono soprattutto le società che operano nell’edilizia a vedersi negare i fidi dalle controparti o a dover rispettare scadenze più rigide in fattura. «La forte riduzione dei tempi dei pagamenti nelle costruzioni – continua De Bernardis -, da 97 giorni di media del 2012 agli 88 giorni del terzo trimestre 2014, è dovuta proprio alla maggiore attenzione di chi concede fidi: diminuisce il credito commerciale, é erogato solo alle imprese più solide, che devono rispettare scadenze in fattura molto più rigide». Rispetto al terzo trimestre 2012, le società edilizie pagano 8 giorni prima, grazie a un calo di 5,5 giorni delle scadenze e a un calo di 2,8 giorni dei ritardi medi. Nello stesso periodo, sono 3.700 le imprese di costruzioni con almeno un protesto nel trimestre, in forte calo su base annua (-19%), anche se il comparto rimane quello con la maggior diffusione del fenomeno.
Le imprese industriali presentano una situazione complessivamente migliore tra quelle esaminate: i tempi medi di pagamento si attestano sui livelli del 2013, ma si riducono ulteriormente i ritardi a 12,9 giorni, il minimo dall’inizio del 2012. Il numero di società protestate è diminuito nel terzo trimestre di quasi un quarto rispetto allo stesso periodo del 2013, tornando sotto i livelli del 2007, con miglioramenti che sono diffusi a tutti i settori manifatturieri.
Per quanto riguarda i protesti, nel terzo trimestre 2014, in particolare, ne sono stati levati 66mila a 16,8mila società, in diminuzione rispettivamente del 24,1% e del 17,7% rispetto allo stesso periodo del 2013. È il quinto trimestre consecutivo in cui si registra una riduzione del numero di società con almeno un protesto, il quarto in cui il calo è con tassi a due cifre rispetto all’anno precedente. Nonostante questo, il numero di società protestate rimane del 10,2% superiore rispetto ai livelli che si registravano nel 2007.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Grosso com'è, che prima o poi il nodo venisse al pettine era inevitabile. E nodo è davvero il term...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La denuncia di Guglielmo Loy, presidente del consiglio di vigilanza dell’istituto «Due mesi pe...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Quasi 200 mila pratiche in giacenza, un terzo vecchissime, anche di marzo. E almeno 1,2 milioni di l...

Oggi sulla stampa