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Agusta Westland e Breda frenano i conti Finmeccanica

Terzo trimestre in «rosso» per Finmeccanica che chiude con un risultato netto negativo per 73 milioni di euro rispetto ai 74 milioni positivi di euro del terzo trimestre 2012. Negativi anche i primi nove mesi del 2013, approvati ieri dal consiglio di amministrazione presieduto da Gianni De Gennaro, con una perdita di 136 milioni rispetto ai 141 milioni di euro positivi dello stesso periodo del 2012.
Il peggioramento per 1.740 milioni di euro del flusso di cassa operativo (Focf) è riferibile in gran parte allo slittamento degli incassi dall’India per la commessa di Agusta Westland, finita sotto inchiesta, e agli esborsi relativi alla restituzione degli anticipi e ai minori incassi sulla commessa della controllata per le attività ferroviarie Ansaldo Breda, contestata dalla belga-olandese Fyra.
A quest’ultima la nota inviata dal gruppo addebita il mancato raggiungimento degli obiettivi del gruppo. Ansaldo Breda i propri non li ha nemmeno sfiorati, avendo realizzato ordini per soli 63 milioni di euro, ricavi per 402 milioni di euro, Ebita negativo per 94 milioni di euro. «Tali risultati — spiega Finmeccanica — contribuiscono negativamente alla performance del gruppo, determinando una perdita netta al 30 settembre 2013». Un andamento, quello delle attività ferroviarie, che «continua a risentire di difficoltà sui programmi in corso con la registrazione di ulteriori oneri contrattuali e extracosti, oltre che dei minori volumi di attività e del correlato peggioramento dell’assorbimento dei costi a commessa, su cui incidono anche significative inefficienze produttive». Si tratta di un vero e proprio allarme che il gruppo guidato da Alessandro Pansa sta lanciando al governo affinché produca delle decisioni, quali che siano, circa il futuro del settore dei trasporti. Anche in considerazione del fatto che l’operazione di vendita di Ansaldo energia al Fondo strategico italiano, il cui closing è previsto per fine anno, contribuirà a portare l’esercizio 2013 a un utile netto consolidato positivo.
«Risulta necessario, anche per individuare un assetto adeguato del comparto, avviare una discontinuità strategica ed operativa in Ansaldo Breda» suggerisce Finmeccanica, spiegando che «gli effetti positivi delle azioni di ristrutturazione avviate nei comparti «core» (aerospazio e difesa, ndr ), che realizzeranno i budget previsti relativamente a ordini, ricavi, Ebita, «pur in presenza di complesse condizioni di mercato», sono stati erosi in misura consistente dalle performance negative di Ansaldo Breda. Il piano di Pansa prevede il completamento delle commesse in corso, l’acquisizione di nuove commesse solamente a termini contrattuali e livelli di redditività adeguati rispetto agli obiettivi della ristrutturazione, ma soprattutto «il ridisegno della configurazione aziendale in modo strettamente coerente con il portafoglio ordini da sviluppare nel periodo». Tutte azioni di contenimento delle perdite che da sole possono poco rispetto alla soluzione del problema che Pansa continua a vedere in una vendita insieme a Ansaldo Sts a un partner straniero sotto la regia del governo.

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