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Agricoltori contro la «miopia» Ue

È la grande accusata. Ma la Ue è anche il punto di partenza, inevitabile, di una discussione «di fondamentale importanza per il futuro del nostro Paese. Perché l’agricoltura significa sviluppo, occupazione dei nostri giovani, futuro». Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, lo ripete più volte davanti ai circa 12mila agricoltori delle regioni del Nord Italia che ieri, alla Fiera Congressi di Milano, si sono ritrovati per far sentire la propria voce e farne arrivare l’eco a quella Unione europea dipinta più come una matrigna che come madre benevola. Le prove di questo giudizio arrivano anche dagli esiti di un sondaggio Coldiretti/Ixè. Solo per citare un dato, più di un italiano su tre (il 36%) ritiene che le norme varate dalla Ue abbiano peggiorato l’alimentazione e il cibo servito a tavola. Per non parlare poi degli esempi di cibo “snaturato” in nome della libera concorrenza (dal formaggio con polvere di caseina e caseinati al posto del latte, al cioccolato senza cacao) o dei piatti tradizionali vittime di vincoli sanitari (dalla pajata, all’ossobuco alla piemontese) e ambientali (i cannolicchi).
Forse anche per stemperare alcuni messaggi, nel pomeriggio di ieri è arrivata una nota del presidente della commissione agricoltura uscente del Parlamento europeo, Paolo De Castro, che ha precisato come «grazie all’Europarlamento i cittadini oggi hanno maggiori informazioni sugli alimenti che consumano», evidenziando l’importanza di «lavorare in Europa per sostenere con ancora maggiore forza e nuovi strumenti un settore per noi strategico come quello agroalimentare». Un messaggio, quest’ultimo, che si sposa perfettamente con le parole del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, presente ieri all’incontro, che ha sottolineato come la dimensione europea sia «di assoluto rilievo per certi temi. Penso al divieto di evocazione dei nostri prodotti o alle norme contro le frodi alimentari».
Un’autentica croce quella del falso made in Italy, che vale 60 miliardi nel mondo, con frodi alimentari cresciute del 248% fra il 2007 e il 2013, anno per il quale il fatturato delle agromafie viene stimato nell’ordine dei 14 miliardi. «Stiamo lavorando per migliorare le misure di contrasto – spiega il ministro Martina – all’interno del decreto “Campo libero”, che presenteremo nei prossimi giorni». E quello delle frodi alimentari è uno dei punti centrali attorno al quale era evidente l’unanimità di vedute con tutti gli attori della filiera che ieri ci hanno messo la faccia a Milano, in uno slancio di sistema che senz’altro rappresenta una novità e allo stesso tempo un punto imprescindibile. Erano presenti i governatori e altri rappresentanti delle Regioni del Nord e sullo stesso palco, oltre a Moncalvo e al ministro Martina, c’erano Paolo Barilla, vicepresidente Barilla (si veda altro articolo in pagina), ma anche Eleonora Graffione, presidente del consorzio del commercio associato Coralis, e Rosario Trefiletti di Federconsumatori. All’incontro hanno preso parte anche Giancarlo Caselli, presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare di Coldiretti, e Diana Bracco, commissario generale del Padiglione Italia Expo 2015.
Del resto Milano sarà fra poco meno di un anno il teatro della Esposizione universale che ha scelto come tema “Nutrire il Pianeta”. «Bene l’azione di pulizia di fronte allo scandalo degli appalti truccati – ha detto Moncalvo – ma a meno di un anno dall’inizio dell’Esposizione stiamo ancora parlando del contenitore e non del contenuto». Invece questa è l’occasione per mettere in vetrina un settore da vedere anche e soprattutto come una leva per l’occupazione, come dimostrano anche le 17mila nuove aziende con titolari under 30 nate dal 2010.
Una giusta politica europea potrebbe quindi essere la pietra filosofale, o un autentico cappio al collo. C’è il tema dell’etichettatura (obbligatoria per certi alimenti e per altri no tanto da far dire a Coldiretti che «metà della spesa è anonima»), quello degli Ogm, o la proposta di alcuni Paesi Ue di abolire la data di scadenza in etichetta per alcuni cibi. Qui l’Europa che verrà fuori dalle urne domenica dovrà anche fare i conti con le sue responsabilità, certo non esclusive, e con «la burocrazia opprimente. Con troppi spazi in cui può inserirsi l’illegalità. Serve un registro unico dei controlli e non controlli reiterati più e più volte. Si perde tempo e la voglia di lavorare», tuona Moncalvo. E giù applausi dalla platea.
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