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Agricole rompe gli indugi: l’offerta Creval sale a 12,5 euro

A una manciata di giorni dal fischio finale (lo stop all’Opa è fissato per il 21 aprile), il Credit Agricole ritocca l’offerta per conquistare il Creval. Nella serata di ieri, al termine del Cda, è arrivata la decisione di Parigi, che ha messo sul tavolo la somma di 12,5 euro cash per ogni azione Creval. Una somma così ripartita: 12,2 euro a cui si aggiunge un extrabonus di 0,3 euro se le adesioni finali supereranno il 90 per cento.

Con questa mossa, l’Agricole punta di fatto a chiudere la partita con la banca valtellinese e con un azionariato che da subito è apparso riluttante ad accettare l’offerta iniziale, fissata a 10,5 euro. Da Alta Global ad Hosking Partners, da Petrus Advisers a Kairos, fino ad arrivare allo stesso Denis Dumont, molti azionisti di peso nelle scorse settimane hanno evidenziato di non ritenere adeguata l’offerta francese, dando così pieno appoggio al Cda guidato da Luigi Lovaglio, che non a caso ha giudicato «non congrua» la proposta sul tavolo.

Una vera a propria impasse che oramai durava dall’avvio dell’offerta e che non aveva sortito gli effetti sperati da Parigi in termini di adesioni, rimaste ferme al lumicino. L’unico balzo è stato registrato martedì, quando di colpo sono state portate ad adesione circa 10,6 milioni di azioni a fronte delle 10mila circa apportate nei giorni precedenti, facendo così raggiungere un livello del 15,59% sul totale oggetto dell’Opa. Il balzo, tuttavia, era da ricondurre alle adesioni della stessa Credit Agricole Assurances (9,85%) e di Algebris (5,38%), che già aveva reso noto di essersi impegnato ad aderire all’offerta. Anche questa scossa, peraltro, non avrebbe smosso particolarmente il mercato come dimostrano le scarse adesioni di ieri (2mila azioni aggiuntive) e il rialzo del titolo. Da qua, dunque, la decisione della banca d’Oltralpe di mettere sul tavolo circa il 19% in più.

Si vedrà ora quale sarà la reazione dell’azionariato. Ma è chiaro che l’obiettivo dell’Agricole di raggiungere i quorum fissati – il 66,7% del capitale, equivalente al quorum necessario in assemblea per deliberare la fusione – a questo punto diventa molto più a portata di mano, e sposta l’obiettivo in verità ancora più in alto, oltre quota 90%, con l’intento di poter incorporare la banca e delistarla. Dietro alla decisione dell’Agricole, supportata dagli advisor JpMorgan ed Equita, c’è d’altra parte la presa in considerazione dei benefici derivanti dalla norma sulle Dta per agevolare le aggregazioni bancarie, norma approvata in data successiva al lancio dell’Opa stessa. Sul tema, Creval aveva indicato un valore di Dta iscritte a bilancio per 81 milioni, e quelle ‘fuori bilancio’ per circa 180 milioni. Di certo con il ritocco dell’offerta l’Agricole prende anche atto di ciò che da tempo stava accadendo sul mercato. Non è un caso del resto che l’offerta si sia non solo allineata al prezzo di chiusura dell’azione di ieri ( 12,34 euro) ma che l’abbia anzi superato, attestandosi così lievemente al di sotto della forchetta minima prevista dagli advisor dell’istituto lombardo, che avevano fissato a 12,95 euro l’asticella minima.

Anche il timing della decisione non sarebbe stato casuale. L’assenza di proroghe consentirà alla Banque Verte di assorbire in toto lo stacco del dividendo. Inoltre, l’adesione massiccia attesa già da domani metterebbe in discesa l’assemblea del Creval fissata per il 19 aprile. In quell’occasione, oltre all’approvazione dei conti 2020, i soci sarebbero in teoria chiamati a votare per il rinnovo dell’attuale board per il prossimo triennio, ma in via preliminare – come chiesto e ottenuto dall’Agricole – a decidere su un eventuale rinvio del voto sul tema. Possibile che gli equilibri ora siano destinati a cambiare da quanto atteso finora, agevolando così i piani dell’Agricole.

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