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Agon: «Il nostro futuro? Sostenibilità e profitti. Così si trasforma L’Oréal»

In oltre 110 anni di storia, L’Oréal ha avuto solo cinque amministratori delegati. Il che (anche) spiega perché fare progetti a lungo termine non sia qualcosa di insolito per il primo gruppo cosmetico mondiale (quasi 30 miliardi di euro di ricavi nel 2019). Nemmeno in tempi difficili come gli attuali. Punta, dunque, al 2030 il nuovo piano sulla sostenibilità (L’Oréal For The Future) presentato dal presidente e amministratore delegato Jean Paul Agon. «Noi, come chiunque altro su questo pianeta, abbiamo dieci anni di tempo per prevenire la crisi climatica. Il Covid è forse l’ultimo campanello d’allarme», sottolinea Agon in questa intervista, la prima che rilascia in Italia dal 2013. Con lui, Alexandra Palt, vice presidente esecutiva e Chief Corporate Responsibility Officer.

Fino a poco tempo la finanza era distante dal tema.

«Vero. Ricordo che quando presentammo nel 2013 il primo programma, Sharing Beauty With All, gli investitori non erano molto interessati. Al contrario, erano un po’ preoccupati per gli eventuali costi per l’azienda, che avrebbero potuto ridurre la redditività. Poi hanno visto il miglioramento dei risultati e quanto la nostra trasformazione in azienda sostenibile abbia portato grandi benefici al titolo».

Adesso invece?

«Negli ultimi 2-3 anni hanno compreso che devono indirizzarsi verso le aziende che hanno gli obiettivi più ambiziosi in termini di sostenibilità: saranno quelle ancora sul mercato tra dieci, vent’anni. Oggi è diventato chiaro che c’è una convergenza tra performance economica, sostenibilità e responsabilità».

Qual è la base del vostro piano per il 2030?

Abbiamo dieci anni per prevenire la crisi climatica. Il Covid è stato l’ultimo campanello d’allarme

«Da un lato, vogliamo trasformare noi stessi, la nostra attività e il nostro modello di business, nel senso che tutte le attività devono essere allineate ai limiti del pianeta. Dall’altro lato, diamo il nostro contributo alle grandi sfide sociali e ambientali del mondo, per le quali attiviamo capitale, mezzi e risorse. Abbiamo anche stanziato 150 milioni di euro: 50 per progetti di economia circolare, 50 per la rigenerazioni degli ecosistemi e della biodiversità e 50 a supporto delle donne più vulnerabili. Tutto questo porterà a risultati davvero concreti».

Per esempio?

«Il 100% della plastica che usiamo sarà riciclata o di origine biologica, il 95% dei nostri ingredienti sarà di origine naturale, ridurremo le emissioni di gas a effetto serra del 50% per prodotto finito e perché questo sia possibile il 100% dei nostri siti, in tutto il mondo, sarà carbon-neutral già nel 2025. È un progetto imponente».

Non c’è solo l’emergenza ambientale, ma anche quella sociale.

«Sono completamente d’accordo e gli interventi sui due fronti devono andare di pari passo, è la visione che permea tutto il nostro programma. Per questo, vogliamo che anche i fornitori, lungo tutta la catena del valore, paghino non un salario minimo ma un salario adeguato, che permetta alle persone di soddisfare i propri bisogni e quelli delle persone a loro carico. È il motivo per cui contribuiremo anche ad assicurare l’accesso al mondo del lavoro di altre 100mila persone in difficoltà — oltre a quelle già inserite in precedenza — entro il 2030, e perché stiamo stanziando 50 milioni a supporto del mondo femminile. Tra otto anni valuteremo dove siamo arrivati, dove si trova il mondo e quello che va fatto».

Oltre al nuovo progetto stanziamo anche 50 milioni per l’economia circolare, 50 per gli ecosistemi e 50 per le donne vulnerabili

Misurerete i manager?

«La sostenibilità è un obiettivo chiave per ogni manager ed è parte della retribuzione incentivante dal 2013. Vale anche per me: il 40% del mio bonus si basa su elementi qualitativi in cui la sostenibilità riveste priorità assoluta. Ed è un aspetto fondamentale per il board, che una-due volte l’anno, insieme ad Alexandra Palt, fa la review del programma. Il Cda ha avuto un ruolo chiave nella decisione di accelerare il nostro impegno».

Sono i giovani a chiedere prodotti sostenibili?

«C’è un forte desiderio da parte delle giovani generazioni, e non solo riguardo ai prodotti ma anche nella scelta delle aziende per le quali lavorare, che vogliono sostenibili. Ma è interessante notare che i consumatori dicono di volere brand più responsabili e di essere disposti a pagarli di più in tutto il mondo, in Europa, in Cina, Brasile, Stati Uniti, ovunque».

A seguito di Black lives matter, anche L’Oréal non utilizzerà «bianco/sbiancante» e «chiaro» dai prodotti che rendono omogeneo il colore della pelle.

Il 95% dei nostri ingredienti sarà di origine naturale e le confezioni di plastica riciclata o di origine biologica

«Sono prodotti molto apprezzati dalle consumatrici e che vendiamo soprattutto in Paesi in cui il sole ha un impatto maggiore sulla pelle e crea discromie. Ma comprendiamo come certi termini possano essere mal interpretati e per questo smetteremo di usare parole che potrebbero risultare ambigue».

Cos’è l’Italia per voi?

«L’Oréal è stata creata fin dall’inizio in Francia e in Italia, sono oltre 110 anni… È molto importante non solo in termini di business, ma di ispirazione, di creatività. La sentiamo molto vicina».

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