Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Agli studi di settore non basta l’Omi

La differenza tra prezzo di vendita dell’immobile e maggiore valore Omi non giustifica la rettifica dei redditi di una società immobiliare in base agli studi di settore. Ad affermarlo è la Commissione di secondo grado di Trento nella decisione 38/02/2014.
Una Srl in liquidazione che costruiva edifici aveva ricevuto due accertamenti con i quali le Entrate avevano rettificato le dichiarazioni per Ires, Irap e Iva sulla base di ricavi non dichiarati. Applicando lo studio di settore di riferimento (SG69U), l’ufficio li aveva desunti dal costante risultato negativo della gestione, dall’inferiorità dei prezzi di vendita degli immobili rispetto ai costi di costruzione e dalla discordanza dai valori Omi (Osservatorio del mercato immobiliare).
La società ha avuto ragione in Ctp. Così il Fisco ha proposto appello che è stato respinto. La Ctr trentina ha ricordato che l’applicazione degli Studi di settore richiede il confronto con tutti gli elementi forniti dal contribuente in contraddittorio e la parte può dimostrare la sussistenza di condizioni che escludano l’impresa dall’area dei soggetti cui possono essere applicati gli standard utilizzati nell’accertamento. In quella vicenda, secondo i giudici tributari d’appello, gli indizi ricavati con lo Studio di settore non si potevano considerare sufficienti. Uno di questi era rappresentato dalla divergenza dei prezzi di vendita degli immobili costruiti in tre cantieri con i valori Omi e la loro inferiorità rispetto ai costi di realizzazione.
La società aveva ricostruito che proprio quei cantieri erano stati appaltati a un’impresa, che aveva più volte sospeso i lavori per lunghi periodi. I contratti di appalto con l’impresa inadempiente prevedevano un corrispettivo «a corpo» e il differimento dei tempi di esecuzione dovuti alle controversie insorte aveva portato a costi maggiori rispetto a quelli concordati. Secondo l’ufficio, la società avrebbe dovuto adeguare il prezzo al crescere dei costi, ma la Ctr ritiene che questo argomento non tiene conto dell’invariabilità dei prezzi concordati con gli acquirenti nei contratti preliminari.
Tutte le incongruenze relative alle vendite ritenute sotto costo risultavano collegate ai cantieri nei quali erano insorte controversie. Inoltre l’ufficio aveva attribuito lo stesso valore unitario a tutti i locali delle unità immobiliari, senza distinguere tra quelli a destinazione residenziale e quelli accessori.
Quindi la discordanza tra prezzo di vendita degli appartamenti e valori Omi non poteva assumere la dignità di indizio determinante e decisivo. Tanto più che, secondo altri parametri di pari attendibilità statistica (la Ctr cita le pubblicazioni della Federazione italiana mediatori agenti d’affari), lo scostamento non risultava significativo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa