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Agli Stati generali anche Ue e Bce Merkel e Macron “Italia, ora le riforme”

ROMA — Lascerà Villa Pamphili dopo dieci giorni e con un «piano concreto» da portare a Bruxelles. Per dimostrare che l’Italia «farà sul serio» e che i quasi duecento miliardi destinati al nostro Paese saranno ben spesi. Ma soprattutto, quel piano diventerà il vademecum delle riforme sulle quali costruire la futura azione di governo. E iniziare a «correre». Giuseppe Conte non vuole farsi condizionale dalle critiche che anche dalla sua maggioranza (dal Pd soprattutto) continuano a muovere ai “suoi” Stati Generali estesi in versione long time. Non lo fa nemmeno nel giorno in cui le opposizioni decidono in blocco di disertare l’evento facendogli saltare di fatto la giornata inaugurale, quella di venerdì.
Il fatto è che il presidente del Consiglio sa bene che quel master plan gli è stato “suggerito” con discrezione, ma con altrettanta determinazione, dai colleghi Merkel e Macron. Le cancellerie che contano si attendono un grande programma di riforme ma anche di investimenti infrastrutturali e di innovazione che sia frutto della più ampia condivisione. Economica e politica. Con una scadenza anche abbastanza ravvicinata. Intanto, il Consiglio europeo di luglio in cui saranno adottate le decisioni finali sul pacchetto del Recovery fund. Poi, il successivo step di settembre. Insomma, l’inquilino di Palazzo Chigi ha ben chiaro che su quel documento si gioca la fase due del suo governo. Ancora oggi consulterà ministri e forze della maggioranza. «Prepariamo proposte concrete e condivise – spiega a livello europeo hanno molto apprezzato la predisposizione a elaborare il piano e il fatto che ci siamo messi subito al lavoro per progetti che fanno bene e che ci faranno correre».
Le presenze di peso sullo scacchiere europeo e internazionale in agenda per la giornata di sabato – che a questo punto diventa quella inagurale – vengono considerate una sorta di “benedizione” degli Stati generali italiani. In collegamento, infatti, ci saranno Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, e Christine Lagarde, presidente della Bce, Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale, e Paolo Gentiloni, commissario economico, oltre a David Sassoli, presidente del Parlamento europeo. Prevista in un primo momento in agenda e poi cancellata Esther Duflo, premio Nobel per l’economia nel 2019. Compaiono invece nel panel economico Raffaella Sadun, docente di Business administration alla Harvard business school, Oliver Blanchard, della Peterson institute for international economics, John Van Reeenen, docente in Management and economics al Mit. Resta da confermare la presenza del governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il vero confronto col mondo economico, imprenditoriale e sindacale italiano comincerà però lunedì. E ad aprire i tavoli sarà la relazione di Vittorio Colao, che illustrerà i risultati della sua task force. «Ha fatto un buon lavoro, alcune critiche sono normali », ha tagliato corto il premier sull’operato del manager dopo le polemiche di questi giorni.
La doccia fredda è arrivata dalle opposizioni, che un po’ rovinano il panel di apertura che era stato previsto per domani pomeriggio, proprio con le delegazioni dei tre partiti di centrodestra. Salvini, Meloni e Tajani, presente Giorgetti, si sono visti per fare il punto sulle regionali (senza raggiungere un’intesa su Campania e Puglia, tutto rinviato a stamattina) e per decidere proprio la linea da tenere sugli Stati generali. La leader di Fdi e il numero due di Fi avevano ricevuto la telefonata personale del presidente del Consiglio, che li invitava a confrontarsi a Villa Pamphili. Il leghista ha ricevuto solo un messaggino (il suo cellulare sembra fosse staccato) dello stesso tenore. Meloni lo ha detto a voce a Conte: «Veniamo se ci inviti in una sede istituzionale e se si parla di decreto rilancio, non per fare passerelle». Nulla da fare, insomma. È Tajani a provare una minima mediazione durante il vertice di ieri, dopo che Berlusconi si era speso perchè i tre andassero tutti. Mediazione stroncata. «Non andiamo a inugurare il partito di Conte», dice a porte chiuse Meloni. Salvini spara anche fuori: «Gli italiani non hanno bisogno di altri show o passerelle ». Il numero due di Forza Italia in serata prova a riaprire: «Disponibili a confrontarci con il governo sui contenuti prima degli Stati generali, ma a Palazzo Chigi». Conte non sembra disposto ad accettare dopo lo smacco subito. «Villa Pamphili è sede istituzionale spiega – e io mai mi sono sottratto al confronto in Parlamento, è assurdo accusarmi».
Uno schiaffo al capo del governo lo è stato. Ma, tengono a precisare dal centrodestra, non lo è nei confronti del Quirinale, che pure aveva lanciato giorni fa un invito forte alla coesione in un momento così drammatico. «Perdono un’occasione di confronto utile per il Paese», sostiene il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Andrea Martella.

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