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Agli avvocati piace lo statuto «ad hoc»

«Un riconoscimento della specialità della professione di avvocato». Così il Consiglio nazionale forense, attraverso il consigliere segretario Andrea Mascherin, commenta gli emendamenti approvati ieri dall’aula alla riforma dell’ordinamento forense, considerandoli il frutto di «una ritrovata linea comune tra Parlamento e Governo». Positivo anche il giudizio del presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Maurizio de Tilla, che, soddisfatto per una riforma che finalmente «si muove», la “stralcia” dalle ragioni dello sciopero e della manifestazione indetta per il 23 ottobre a Roma. Astensione e corteo restano “dedicati” alla mediazione obbligatoria e alla geografia giudiziaria.
Fuori dal coro di consensi sulla riforma i penalisti che, pur non parlando apertamente di sciopero, minacciano forme di protesta durissime, per il “passo indietro” fatto dall’aula sulle specializzazioni. Nel mirino dell’Unione camere penali finisce l’articolo 9, che lascia a un regolamento del ministero, sentito il parere del Cnf, il compito di stabilire le modalità per il conseguimento del titolo, affidando i percorsi di formazione alle facoltà di giurisprudenza. «Ora che stanno finalmente facendo quello che andava fatto da un sacco di tempo, prendono una decisione sciagurata sulle specializzazioni – si rammarica il presidente dell’Ucpi, Valerio Spigarelli -. Lavoremo senza sosta da qui all’approvazione definitiva perché venga corretta l’evidente illogicità di affidare la specializzazione a corsi teorici, come quelli tenuti nelle università, togliendola ad associazioni come la nostra che fanno formazione da 30 anni. Sul punto la protesta sarà durissima».
La riforma dovrebbe tornare in aula per completare l’esame, fermo al momento all’articolo 16, entro una decina di giorni.
Per ora gli avvocati hanno “salvato” i punti considerati da loro maggiormente qualificanti del loro testo: socio di capitale, competenza stragiudiziale e parametri-tariffe. Proprio gli stessi che hanno indotto il sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto, a parlare di “Statuto speciale” in favore dell’avvocatura. «Con la nostra richiesta di cancellare l’articolo 13 volevamo evitare norme di favore non previste per le altre professioni – spiega Mazzamuto -: un distinguo va fatto sulla riserva nella competenza stragiudiziale, in quel caso ci siamo rimessi all’aula convinti di tutelare i cittadini, più che i legali, dal rischio di offerte certamente non qualificate soprattutto via Web».

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