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Agli aiuti altri 15,4 miliardi, entrano 370mila imprese

Il nuovo giro di aiuti a fondo perduto messo in moto dal decreto sostegni-bis approvato ieri in consiglio dei ministri vale 15,4 miliardi, e viaggerà sui due movimenti anticipati alla vigilia. Il primo sarà ancora una volta basato sul calo di fatturato, e a una replica degli assegni offerti dal primo decreto di marzo accompagnerà un’integrazione per tener conto delle chiusure dei primi tre mesi 2021. Questo aggiornamento della base di calcolo apre le porte a 370mila imprese che non hanno ricevuto i «sostegni» di marzo perché il confronto fra 2020 e 2019 non registrava il calo di almeno il 30% che dà diritto agli aiuti. Ma non risolve il problema di chi si è trovato «esodato dai ristori» perché nel 2019 ha avuto un fatturato discontinuo. A fine anno poi, in base ai dati dei bilanci o delle dichiarazioni fiscali per chi è in contabilità semplificata, arriverà un conguaglio «perequativo», misurato sul peggioramento dei risultati 2020 rispetto al 2019 e pensato per dare un aiuto in più alle imprese che nell’ultima riga del conto economico denunciano un colpo superiore a quello fotografato dal solo volume d’affari. Questa integrazione, fortemente voluta dalla Lega con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, presenta più di un’incognita.

Prima di tutto, il conguaglio «perequativo» arriverà davvero solo se l’Unione europea lo vorrà. La misura è infatti subordinata all’autorizzazione comunitaria dal momento che il Temporary Framework al momento contempla come criterio guida per gli aiuti pubblici la perdita di almeno il 30% del fatturato. Il valore complessivo della nuova misura è noto, 4 miliardi, ma resta al momento indefinito il peso specifico dell’intervento per le singole imprese, perché toccherà a un provvedimento attuativo fissare le percentuali di peggioramento del risultato d’esercizio che aprono le porte all’aiuto e quelle su cui sarà calcolato l’assegno. Dal conto andranno esclusi tutti i contributi già ricevuti in base alla ricca serie di decreti anti-crisi che hanno cadenzato i lunghi mesi della pandemia, mentre i costi fissi già coperti da altri aiuti incidono ovviamente sul risultato. Per salire su questo treno, poi, le partite Iva dovranno anticipare la dichiarazione dei redditi 2020 al 10 settembre, senza aspettare la scadenza ordinaria del 30 novembre.

Ma anche il primo movimento, quello legato al calo di fatturato, incontra una novità nel testo esaminato ieri dal governo. Questo aiuto, come anticipato nelle scorse settimane, è articolato in due parti. La prima replica semplicemente le somme erogate dal primo decreto in base al confronto fra il fatturato 2020 e quello 2019. Il secondo applica lo stesso meccanismo a una base di calcolo aggiornata, perché il confronto è fra il volume d’affari realizzato fra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 e i dodici mesi precedenti. Al risultato, si applicano le stesse percentuali del primo aiuto, che riconoscono il 60% della perdita mensile media alle imprese più piccole, e diventano via via meno “generose” al crescere delle aziende. A questo punto interviene però a sorpresa un secondo decalage, che lima l’aiuto man mano che crescono le dimensioni dell’impresa. La somma che esce dal solito calcolo sulla media mensile sarà infatti riconosciuta al 90% per le partite Iva fino a 100mila euro, poi la percentuale scenderà al 70%, 50%, 40% e 30% per le altre fasce dimensionali su su fino a 10 milioni di volume d’affari 2019.

Con i suoi 15,4 miliardi di euro il fondo perduto è il capitolo più ampio di un decreto che interviene però a tutto campo e che, come ha ricordato ieri Draghi in conferenza stampa, destina 9 miliardi alle misure per la liquidità, 4 al capitolo sul lavoro e offre poi fondi ulteriori a sanità, scuola, ricerca e turismo: a quest’ultima voce vanno 100 milioni, più altri 50 riservati alle città d’arte. Il bonus vacanze, poi, sarà utilizzabile anche nelle agenzie di viaggi. Un fondo da 100 milioni è poi creato al ministero dello Sviluppo economico per sostenere con un aiuto extra le attività che sono rimaste chiuse per almeno quattro mesi anche quest’anno. Fra i potenziali utilizzatori ci sono piscine, palestre, sale gioco e sale da ballo. Altri 120 milioni servono a finanziare un credito d’imposta per la moda, mentre per zoo e acquari sono stanziati 20 milioni.

A chiudere il quadro ci sono poi i nuovi interventi sui costi fissi, dal credito d’imposta sugli affitti commerciali per i primi cinque mesi 2021 ai destinatari del fondo perduto (con estensione a fine luglio per i tour operator) al fondo da 600 milioni per gli sconti Tari e all’estensione a fine luglio del taglio delle bollette per le imprese.

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