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Agevolazioni, conta il patrimonio

di Daniele Cirioli 

Servirà l'Isee per richiedere le detrazioni fiscali. La riforma del riccometro prevista dalla manovra, infatti, riformulerà il ventaglio delle prestazioni soggette all'Isee tra cui le agevolazioni fiscali, oltre quelle tariffarie e assistenziali. La nuova disciplina terrà in maggior considerazione la quota di patrimonio e anche i redditi esenti, nonché il carico familiare e, in particolare, i nuclei con almeno tre figli. Lo prevede, tra l'altro, l'emendamento dei relatori al ddl di conversione del n. 201/2011.

Il «riccometro». Con il termine Isee (che vuole dire indicatore della situazione economica equivalente), in genere, ci si riferisce al sistema di gestione delle prestazioni sociali agevolate la cui erogazione è condizionata al reddito del richiedente. Tale sistema, in vigore dal 2000 (dlgs n. 130/2000) prevede appunto che le predette prestazioni siano vincolate ad uno specifico indicatore di ricchezza della famiglia (Ise, indicatore della situazione economica) o del solo richiedente (Isee) calcolato dall'Inps che gestisce il sistema unitamente alla banca dati delle dichiarazioni dei richiedenti le medesime prestazioni.

La riforma. La non «imparzialità» è una delle principali accuse rivolte all'Isee dai Comuni, in quanto erogatori della maggior parte delle prestazioni sociali agevolate (asili nido, assegni familiari, prestazioni territoriali varie ecc.). Una parzialità derivante dal fatto che l'Isee determina la «ricchezza» delle famiglie senza considerare una molteplicità dei redditi e patrimoni tra cui quelli esenti da Irpef. A tanto potrebbe ovviare la manovra Monti, che prevede una riforma della disciplina da realizzarsi con un apposito decreto del presidente del consiglio dei ministri entro il 31 maggio 2012. La riforma, in base alla delega contenuta all'articolo 5 del dl n. 201/2011 come aggiornato dall'emendamento dei relatori, prevede la rivisitazione (a) delle modalità di determinazione e (b) dei campi di applicazione dell'Isee. Scopo dichiarato della riforma è quello di adottare una nuova definizione di reddito disponibile che includa la percezione di somme anche se esenti da imposizione fiscale (oggi invece escluse, come detto) e che tenga conto delle quote di patrimoni e di reddito dei diversi componenti della famiglia nonché dei pesi dei carichi familiari, in particolare dei figli successivi al secondo (anche oggi è prevista una specifica «scala di equivalenza» che ridetermina la «ricchezza» in funzione del numero dei figli minorenni presenti in famiglia). Ancora, la riforma punta a migliorare la capacità selettiva dell'indicatore valorizzando in misura maggiore la componente del patrimonio (oggi rileva solo per un 20%), nonché a permettere una sua differenziazione per le diverse tipologie di prestazioni. Lo stesso decreto di riforma, infine, dovrà procedere a una revisione delle agevolazioni fiscali e tariffarie, nonché delle provvidenze di natura assistenziale che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, non potranno più essere riconosciute ai soggetti in possesso di un Isee superiore a una soglia che verrà individuata dallo stesso decreto.

Controlli più incisivi. L'emendamento introduce novità anche sul fronte dei controlli. Infatti, demanda a un apposito decreto interministeriale (lavoro ed economia) la fissazione delle modalità attraverso cui rafforzare il sistema di vigilanza sull'Isee anche attraverso la condivisione degli archivi cui accedono gli enti pubblici e le pubbliche amministrazioni, nonché prevedendo la costituzione di una banca dati delle prestazioni sociali agevolate, condizionate all'Isee, attraverso l'invio telematico all'Inps, da parte degli enti erogatori, delle informazioni sui beneficiari e sulle prestazioni concesse.

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