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Agevolazioni prima casa, sanzioni k.o.

Nell’ambito delle agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa, le nuove regole di qualificazione del requisito «di lusso», ora derivante dalla categoria catastale, sono applicabili soltanto agli acquisti successivi al primo gennaio 2014. Tuttavia, anche per gli acquisti precedenti (a cui si applica la vecchia disciplina) non sono dovute le sanzioni in forza del principio del favor rei (rilevabile d’ufficio). È quanto si legge nella ordinanza n. 32305/2018 della sezione quinta della cassazione depositata in cancelleria il 13 dicembre scorso. Il contribuente, impugnando una decisione della Ctr del Lazio, sia pure prestando acquiescenza ai capi della sentenza che riguardavano la non spettanza dell’ agevolazione prima casa, chiedeva la disapplicazioni delle sanzioni per obiettiva incertezza della legge tributaria applicabile. La Cassazione ha accolto il ricorso per una questione, rilevabile d’ufficio, diversa dalla censura proposta. In forza del nuovo regime, infatti, le agevolazioni per l’acquisto della prima casa non sono più legate dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie, bensì dalla circostanza che la casa di abitazione oggetto di trasferimento sia iscritta alla categoria catastale A1, A8 ovvero A9 (rispettivamente: abitazioni di tipo signorile; abitazioni in ville; castelli e palazzi con pregi artistici o storici). Il nuovo regime trova applicazione ai trasferimenti realizzati successivamente al primo gennaio 2014, con la conseguenza che il trasferimento immobiliare in trattazione segue le regole previgenti. Per quanto riguarda, invece l’aspetto sanzionatorio, in base al principio in base a cui «nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo un a legge posteriore, non costituisce violazione punibile» al caso specifico deve essere applicato il favor rei; e questo, aggiunge il collegio di Piazza Cavour, anche nella considerazione che nel caso specifico non si tratta di una modifica che impone un regime sanzionatorio più mite, ma proprio di una riformulazione della fattispecie legale fondata su un parametro (quello catastale) del tutto differente a quello precedente. Il collegio supremo, dopo aver rilevato che nel caso specifico non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, né una diversa rimodulazione delle sanzioni in dipendenza di un regime più favorevole, ha cassato la sentenza e, decidendo nel merito, ha annullato le sanzioni compensando le spese di lite.Nicola Fuoco

(…) Il ricorso è fondato sebbene per una questione, rilevabile d’ufficio, diversa dalle censure proposte. Il nuovo regime introdotto dal dlgs n. 23 del 2011, art. 10, comma 1, lett. a) – «il quale, nel sostituire il secondo comma dell’art. 1 della Parte Prima Tariffa allegata al dpr n. 131 del 1986, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, al beneficio prima casa – sulla base dei parametri di cui al dm Ll.pp. 2 agosto 1969» – «trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente alla modificazione legislativa; e, in particolare, successivamente al 10 gennaio 2014, come espressamente disposto dal dlgs n. 23 del 2011, art. 10, comma 5, cit.» (ex plurimis Cass. Sez. V, n. 11639/17; nn. 13309-13318/16), con la conseguenza che il trasferimento immobiliare per cui è causa continua ad essere disciplinato dalla previgente disciplina. In forza della disciplina sopravvenuta l’esclusione dalla agevolazione non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie (individuate sulla base del suddetto dm), bensì dalla circostanza che la casa di abitazione oggetto di trasferimento sia iscritta in categoria catastale A1, A8 ovvero A9 (rispettivamente: abitazioni di tipo signorile; abitazioni in ville; castelli e palazzi con pregi artistici o storici).

In proposito, si ravvisano i presupposti per l’applicazione del secondo comma dell’articolo 3, dlgs n. 472 del 1997, secondo cui, in materia di sanzioni amministrative per violazioni tributarie: «Salvo diversa previsione di legge, nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce violazione punibile. Se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato». La ricorrenza del principio di legalità e di favor rei in materia tributaria (…) si impone, nella specie, sotto il profilo che tali sanzioni vennero inflitte per avere il contribuente dichiarato che l’immobile acquistato possedeva, contrariamente al vero, qualità intrinseche «non di lusso» (sempre secondo i sopra richiamati parametri ministeriali), vale a dire, per aver reso una dichiarazione che, per effetto della modifica normativa, oggi non ha più alcuna rilevanza per l’ordinamento. In altri termini, il mendacio contestato – costituente l’espresso fondamento della sanzione, così come stabilito dal quarto comma dell’articolo 1, Parte prima, Tariffa dpr 131 del 1986 – non potrebbe più realizzarsi, in quanto caduto su un elemento (caratteristiche non di lusso dell’immobile) espunto dalla fattispecie agevolativa (…).

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