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Agenzie di viaggi extra-Ue, niente rimborsi

Le agenzie di viaggio extracomunitarie non hanno diritto al rimborso dell’Iva assolta sugli acquisti di beni e servizi a diretto vantaggio del cliente, effettuati nel territorio nazionale. Lo stabilisce una norma di interpretazione autentica contenuta nel cosiddetto decreto del fare. La norma mette anche una pietra sopra sul passato, da un lato, facendo salvi i rimborsi eseguiti alla data di entrata in vigore del decreto, dall’altro, prevedendo che non saranno restituite le somme indebitamente rimborsate che, alla stessa data, gli uffici hanno recuperato in base ad atto definitivo.

Oggetto della questione è il principio secondo cui le imprese che si avvalgono del regime speciale per le agenzie di viaggio non hanno diritto alla detrazione dell’Iva relativa ai costi sostenuti per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate da terzi a diretto vantaggio dei viaggiatori. Il principio, statuito dall’art. 310 della direttiva e, nell’ordinamento interno, dal comma 3 dell’art. 74-ter del dpr 633/72, si spiega con le particolari modalità di determinazione dell’Iva proprie del regime speciale, nel quale l’imposta dovuta per la vendita del pacchetto turistico da parte dell’agenzia di viaggio (considerata come un’unica prestazione resa al cliente) è determinata per differenza fra i predetti costi al lordo dell’Iva e il corrispettivo dovuto all’agenzia.

L’applicazione del principio, del tutto pacifica per le agenzie stabilite nell’Ue, era problematica nel caso delle agenzie extracomunitarie. In un primo momento, con la risoluzione n. 62 del 7 aprile 1999 l’amministrazione finanziaria aveva sostenuto che l’indetraibilità, giustificata dal regime speciale previsto dalla direttiva, non operasse nei confronti delle agenzie di viaggio extracomunitarie; di conseguenza, aveva riconosciuto detraibile l’imposta addebitata a un tour operator canadese in relazione a servizi di autonoleggio acquistati in Italia a favore dei propri clienti.

Successivamente, però, con risoluzione n. 141 del 26 novembre 2004 l’Agenzia delle entrate negava a un tour operator svizzero il rimborso dell’Iva sugli acquisti effettuati in Italia, richiesto ai sensi dell’art. 38-ter del dpr 633/72 (sussistendo il requisito della reciprocità).

Il diniego si fondava anzitutto sul principio di indetraibilità dell’imposta per le agenzie di viaggio, che secondo la risoluzione è efficace anche nei confronti degli operatori elvetici, anche perché l’accordo di reciprocità con la Svizzera fa salve le limitazioni del diritto alla detrazione previste dagli ordinamenti nazionali.

Osservava inoltre la risoluzione che la normativa Iva svizzera espressamente prevede che le agenzie di viaggio stabilite all’estero non hanno diritto al rimborso dell’Iva assolta per gli acquisti di beni e servizi da incorporare nel pacchetto turistico fatturato al cliente. Il problema trova ora soluzione normativa con il dl fare, il quale dispone che l’art. 74-ter, comma 3, si interpreta nel senso che l’Iva sugli acquisti in esame non è rimborsabile (neppure) alle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Ue.

Ovviamente il principio vale non solo per il rimborso diretto che può essere richiesto dai soggetti stabiliti in paesi con i quali esistono accordi di reciprocità, ma più in generale per il recupero dell’Iva da parte di tutti i tour operator extracomunitari, anche se identificati mediante rappresentante fiscale.

Il problema sarà diversificare l’attività di organizzazione di viaggi e soggiorni, soggetta al predetto regime speciale, da quella di organizzazione di convegni, assoggettabile a regime ordinario con diritto a detrazione.

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