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Agenzie di rating, l’Unione opta per una riforma «light»

È una riforma delle agenzie di rating meno ambiziosa delle intenzioni, ma comunque indicativa del tentativo europeo di rafforzare il controllo sui mercati quella che il Parlamento di Strasburgo si appresta a votare domani in plenaria. Il pacchetto legislativo, frutto di un lungo e animato negoziato sia con gli operatori che con i governi e la Commissione, è un nuovo tassello nella risposta dell’Unione allo sconquasso finanziario.
La riforma prevede che le agenzie potranno pubblicare i propri rapporti sui debiti sovrani europei solo in tre periodi dell’anno, e comunque dopo la chiusura dei mercati europei. Le società dovranno anche spiegare chiaramente quali sono le fondamenta economiche e politiche delle loro valutazioni. La pubblicazione dei rapporti su tutti gli strumenti finanziari europei avverrà su una piattaforma a loro riservata in modo che possano essere messi a confronto nella piena trasparenza.
Leonardo Domenici, deputato del Pd, è stato il relatore del provvedimento. Aveva proposto il divieto del rating sovrano e la nascita di un’agenzia di rating europea indipendente. Idee che non hanno avuto successo. «Ciò detto, questa riforma è un importante passo avanti. Non c’è la nascita di una nuova agenzia, ma c’è la richiesta alla Commissione di presentare entro il 2014 un rapporto sugli indicatori da seguire per consentire forme autonome di valutazione dei debitori».
Entro il 2016, la Commissione dovrà poi comunque presentare una relazione sull’idea di un’autorità indipendente. I critici hanno accusato le agenzie di non avere notato né i rischi legati alla bolla immobiliare in alcuni paesi e né i pericoli provocati dal moltiplicarsi dei derivati e delle cartolarizzazioni. Molti osservatori poi rimproverano queste società di essere troppo legate al volere dei clienti, che in molti casi versano generosi compensi in cambio di rating finanziari.
Il regolamento comunitario, che dovrebbe ricevere il voto di una netta maggioranza del parlamento, precisa che le agenzie possano essere trascinate in tribunale ogni qualvolta ci sia il sospetto di negligenza o dolo. Per prevenire i conflitti d’interesse, una società non potrà avere più del 5% di almeno due agenzie; peraltro, la società di valutazione del rischio di credito non potrà garantire i suoi servizi alle aziende che controllano oltre il 10% del suo capitale. Il pacchetto introduce il divieto per le agenzie di dare consigli di politica economica ai governi. Alcuni deputati speravano di imporre forme di rotazione nell’uso delle tre principali: ciò non è stato possibile se non per gli strumenti più complessi. La riforma imporrà agli Usa di adattarsi alle regole Ue non fosse altro perché dovranno applicarle tutte le volte che società europee chiederanno un rating americano.

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