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Agenzia digitale congelata

Nel migliore dei casi sarà solo un pit-stop, nel peggiore un vero e proprio blocco, che preluderà a un profondo ripensamento o a una lenta agonia. La prospettiva dell’Agenzia per l’Italia digitale è avvolta nell’incertezza dopo che lo statuto, spedito a metà marzo alla Corte dei conti per la registrazione, è stato ritirato dal Governo. E questo significa che al momento l’Agenzia digitale, già nata in ritardo e a cui è affidato un ruolo di primo piano nell’attuazione dell’Agenda digitale, è congelata. Senza statuto, infatti, i tempi della piena operatività si allungano.
Tutto, poi, dipenderà dalle ragioni per cui Palazzo Chigi ha voluto indietro il provvedimento. Secondo l’ipotesi più accreditata che circola negli ambienti degli addetti ai lavori, il Governo ha ritirato lo statuto perché in questo modo ha evitato una bocciatura da parte dei giudici contabili. L’atto, infatti, conterrebbe più di un punto debole – dalla dotazione organica al ruolo del comitato di indirizzo, alla possibilità di procedere a sei assunzioni di dirigenti, seppure a tempo determinato – che avrebbero suggerito a Palazzo Chigi di fare retromarcia per più approfondite valutazioni.
Più “morbida” la giustificazione fornita dalla stessa Agenzia. «È vero – afferma Agostino Ragosa, che del nuovo ente è direttore generale, anche se in questa fase di transizione svolge le funzioni di commissario – lo statuto è stato ritirato dal Governo. Ma solo per un vizio di procedura: è, infatti, stato spedito alla Corte dei conti dal ministero dello Sviluppo economico, mentre ci sarebbe dovuto arrivare direttamente da Palazzo Chigi».
Sta di fatto che il tutto è coinciso con l’avvicendamento degli Esecutivi e non è escluso che l’imprevisto stop all’iter dello statuto si trasformi in un’opportunità di riflessione per il nuovo Governo, che eredita il pacchetto e-government (compresa l’Agenzia per il digitale) dal precedente. Tant’è che in questi giorni si sta freneticamente discutendo sulla possibilità di semplificare la governance dell’Agenzia, assegnandone la vigilanza e il coordinamento direttamente a Palazzo Chigi (si veda Il Sole 24 Ore del 4 maggio). Si eliminerebbe in questo modo l’incredibile intreccio di competenze stabilito nel decreto Sviluppo-bis (e confermato nello statuto) in base al quale, di fatto, ogni decisione dell’Agenzia dovrebbe passare per un comitato di indirizzo composto, oltre che dal direttore, da rappresentanti della presidenza del consiglio, di ben quattro ministeri (Sviluppo economico, Miur, Pubblica amministrazione ed Economia) e della Conferenza unificata.
Il premier Letta è intenzionato a semplificare assegnando un’unica delega, ma tra capi dipartimento, ministri e viceministri competenti c’è chi proverà a frenare fino all’ultimo. Se le resistenze saranno superate, ad ogni modo, occorrerà comunque una norma che modifichi l’assetto deciso dal decreto Sviluppo-bis, con conseguente riscrittura dello statuto. Morale: l’Agenda digitale, sospesa a una trentina di provvedimenti attuativi, quasi tutti ancora da emanare, rischia un lungo ritardo.

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