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Agcom: «Vivendi ha un anno per scendere in Mediaset o Telecom»

L’Agcom ha dato risposta ai due interrogativi di fondo posti dalla legge Gasparri e ha concesso un anno di tempo al gruppo francese per scendere sotto la quota di collegamento o in Mediaset o in Telecom. Il gruppo francese ha due mesi di tempo per presentare un piano per comunicare all’Autorità per le comunicazioni con quali modalità vorrà ottemperare alla legge. In caso contrario, Vivendi rischia una sanzione compresa tra il 2 e 5% del suo fatturato.
L’Agcom ha accertato come Vivendi abbia un’influenza dominante su Telecom Italia e come quest’ultima abbia una quota superiore al 40% nel settore delle comunicazioni di massa. A questo punto, conclusi questi due accertamenti preliminari, è scattato nei confronti del gruppo francese il divieto posto dalla legge Gasparri, poi confluita nel Tusmar, il Testo unico dei servizi media audiovisivi e radiofonici. La legge vieta, a chi controlli Telecom Italia di acquisire una quota superiore al 10% all’interno del Sic, il Sistema Integrato delle Comunicazioni istituito dalla legge Gasparri. Telecom, insomma, non può avere un collegamento, tramite Vivendi, con Mediaset, perchè quest’ultima ha una quota intorno al 13% del Sic (per le altre società il limite è pari al 20% del Sic).
Secondo il testo unico, all’articolo 43, il controllo ricorre nella forma dell’influenza dominante al verificarsi di alcune condizioni quali, tra le altre, l’attribuzione di poteri maggiori rispetto alle quote possedute oppure l’attribuzione a soggetti diversi da quelli legittimati in base all’assetto proprietario di poteri nella scelta degli amministratori e dei dirigenti. Una nozione di controllo, insomma, più ampia rispetto a quella del Codice Civile: per esempio la situazione di controllo sussiste anche qualora due società a direzione comune. Non sembra però quest’ultima la condizione che ha consentito all’Agcom di stabilire l’influenza dominante di Vivendi, visto che il gruppo di Bollorè, con quasi il 30% delle azioni, non ha però alcun potere di approvare o bloccare le decisione di Mediaset sulle materie più importanti e non può quindi assoggettarla a “direzione comune” con Telecom.
L’Agcom è stata attivata da un esposto presentato da Mediaset, nel dicembre dello scorso anno, sulla presunta violazione dei tetti antitrust da parte di Vivendi.E’ la prima volta che l’Agcom si trova a dover decidere sui tetti al settore dei media e delle Tlc approvati con la legge Gasparri attraverso una norma ad hoc per impedire, allora, a Telecom Italia di tentare l’acquisizione di Mediaset. Bisognerà attendere il testo del dispositivo con le conclusioni dell’istruttoria per capire se, nel frattempo, le azioni Vivendi in Mediaset saranno “congelate” – magari da un’altra Autorità come la Consob – al di sopra della soglia del 10% che secondo diversi giuristi, non tutti, stabilisce l’esistenza del collegamento tra due imprese.
Sarà importante, per il futuro assetto del sistema dei media in Italia, capire cosa deciderà Vivendi, se scendere in Telecom Italia, ma dovrà eliminare “l’influenza dominante” che non dipende solo dalla quota azionaria, per tenere la quota di Mediaset e puntare a una difficile e improba scalata al gruppo televisivo, con il quale ha delle azioni giudiziarie aperte o, come sembrerebbe più praticabile, decidesse di smobilizzare parte del pacchetto azionario di Mediaset restando il principale azionista di Telecom. Non si tratta solo di convenienze finanziarie, pur fondamentali, ma di strategia sul futuro delle comunicazione, dovendo scegliere tra un gestore di telefonia fissa e mobile, che solo adesso ha deciso di avere anche una presenza nel mercato dei diritti sui contenuti o un soggetto televisivo integrato verticalmente, dalla reti di impianti sino alle società di produzione dei contenuti, con una quota sulla pubblicità nazionale quasi doppia rispetto a quella di ascolto, e quindi leader sul mercato pubblicitario.

Marco Mele

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