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Agcom, niente blocco dei siti web

di Andrea Secchi  

Nessun blocco di siti internet ma richiesta di rimozione «selettiva» dei contenuti protetti da diritto d'autore; anche nel caso di pagine web provenienti dall'estero, per le quali al massimo ci si rivolgerà alla magistratura e non si chiederà «l'inibizione d'accesso» in Italia agli internet provider.

Ma soprattutto, nessun provvedimento sui siti che non hanno finalità commerciale o a scopo di lucro, che esercitano il diritto di cronaca e di critica o che usano i contenuti per scopo didattico e scientifico.

Con la bozza definitiva approvata ieri, l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha cercato di rispondere a molte delle critiche arrivate abbondanti sullo schema di regolamento per la difesa del diritto d'autore online. Aumentando anche il periodo di consultazione pubblica: 60 giorni al posto dei 15 originari dal momento della pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

«Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria», ha fatto sapere il presidente dell'Agcom, Corrado Calabrò in una nota, spiegando anche che, oltre alla consultazione ampliata, è pronto a rispondere in Parlamento.

Lo schema è stato approvato con sette voti a favore, contrario il commissario Nicola D'Angelo, che era stato rimosso dall'incarico di relatore, e astenuto Michele Lauria.


Le modifiche sono diverse, rispetto al testo circolato per la consultazione. Intanto si ampliano i tempi della procedura: in primo luogo il proprietario di un contenuto richiede al gestore del sito di rimuoverlo entro quattro giorni (notice and take down). Passato questo lasso di tempo ci si può rivolgere all'Agcom e lo potrà fare non soltanto il proprietario del contenuto nel caso di non rimozione, ma anche il gestore del sito nel caso ritenga che la rimozione sia ingiusta. Di qui si avvia un contraddittorio di 10 giorni, al termine del quale l'Autorità potrà impartire l'ordine di rimozione selettiva oppure di ripristino del contenuto (entro 20 giorni prorogabili a 35).

La procedura, specifica l'Agcom, è alternativa e non sostitutiva della via giudiziaria e si blocca in caso di ricorso al giudice di una delle parti. Inoltre le decisioni potranno essere impugnate dinanzi al Tar del Lazio, come qualsiasi altro provvedimento dell'Agcom. In caso di mancata eliminazione, però, arrivano le sanzioni fino a 250 mila euro.

Fin qui per l'Italia. Nel caso di siti esteri, invece, l'Agcom fa una richiesta di rimozione direttamente al sito, se questo mantiene il contenuto pirata, sarà segnalato alla magistratura. Niente blocco dei siti in Italia attraverso gli internet provider nazionali. O meglio, non si obbligano gli Isp, anche saranno avvertiti dell'illecito e starà a loro decidere. Sembra però che l'Agcom voglia portare in Parlamento il tema dei propri poteri di intervento sui siti pirata, e non è detto che presto il blocco amministrativo non si faccia rivedere.


Sono fatti salvi dal regolamento gli usi dei contenuti citati in apertura di articolo: nell'ambito del diritto di cronaca, nell'uso didattico, oppure la riproduzione parziale di opere protette «che non nuoccia alla valorizzazione commerciale». Salvi anche i siti che non hanno scopo di lucro, un concetto questo che però che non sempre è pacifico in giurisprudenza, soprattutto nel diritto d'autore.

L'Autorità ha inoltre insistito su alcune garanzie, sempre a risposta delle proteste: nessun coinvolgimento dell'utente finale che scarica i contenuti e del peer to peer, mentre chi li carica in rete (uploader) riceverà l'avviso di notifica ma non gli sarà precluso il contraddittorio.


La prima parte della bozza è dedicata alle «misure da sviluppare» per favorire l'offerta legale dei contenuti in rete. Si parla di misure di sostegno allo sviluppo dei contenuti digitali, così come della promozione di accordi per l'eliminazione delle finestre di distribuzione, un concetto che riguarda i film e il tempo che intercorre fra l'arrivo al cinema e la vendita per l'home video, anche digitale.

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