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Agcom contro la Ue Braccio di ferro sul costo della rete Telecom

La rete Telecom della discordia — parliamo ancora di quella in rame, il fatidico ultimo miglio al quale anche gli altri operatori telefonici devono attaccarsi pagando un affitto — ha colpito ancora. E questa volta lo scontro è salito di livello. Sul ring ci sono la Commissione europea nella persona di Nellie Kroes e l’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Angelo Marcello Cardani (uomo che peraltro conosce bene Bruxelles avendoci lavorato per dieci anni ai tempi in cui Mario Monti era commissario Ue alla Concorrenza).

La vicenda va avanti da diversi mesi e riguarda proprio il prezzo di affitto 2013, tecnicamente si chiama unbundling, che Vodafone, Wind, Fastweb, Tiscali e Bt devono pagare a Telecom. Secondo l’Agcom quello precedente era troppo alto e così ha proposto di abbassarlo a 8,61 euro. Stiamo parlando nel complesso di diverse decine di milioni, una cifra che in questo momento di magra per i gruppi telefonici può fare la differenza tra chiudere l’anno in rosso o in pareggio. Ieri Bruxelles è andata giù pesante con una lettera di raccomandazione in cui si mette nero su bianco che l’Agcom deve «modificare o revocare» i prezzi d’accesso all’ingrosso alla rete in rame. Se non lo farà, la Commissione «potrebbe prendere in considerazione ulteriori opzioni legali» come una procedura d’infrazione.
L’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, è subito sceso in campo: «La Commissione Ue dice che la regolamentazione deve essere pro investimenti e non deve spremere come limoni coloro che vogliono investire». Cardani non si è scomposto e ha risposto a tutti e due. «Insistiamo nell’aggiustamento verso il basso dell’unbundling del prezzo del rame» ha detto riferendosi alla Kroes. Per poi aggiungere verso Patuano: «Ricordo al limone che questo è un processo a due facciate, più sugo tolgo al limone più sugo do all’altra parte del mercato. Allora forse un po’ di sugo in eccesso se l’è bevuto lui per questi anni visto che il prezzo precedente incorporava una sovrastima grossolana dei costi per la manutenzione della rete», un dossier che è stato liberalizzato di recente permettendo agli operatori di mandare le proprie aziende a riparare eventuali danni. Prendendo a confronto anche le situazioni di Spagna, Portogallo e Irlanda, per la Commissione il prezzo sarebbe dovuto essere 9,16 euro. «La verità — ricostruisce con ironia Cardani — è che in questi mesi la Commissione ci aveva dato la possibilità di pentirci e correggere il prezzo, ma noi non ne abbiamo approfittato. La Kroes si è mostrata un filo seccata e ieri ci ha mandato la lettera di raccomandazione. Il punto chiave è la remunerazione del capitale concessa all’incumbent (cioè l’ex monopolista, ndr ) che sarebbe troppo bassa. La Kroes ha cambiato in maniera non indifferente la politica della Commissione: mentre per tanti anni ha teso ad aprire al mercato, adesso tende ad aiutare gli incumbent sulla base del convincimento che solo loro possano investire sulle nuove reti ultraveloci. Ma non tiene conto che gli extra-profitti di Telecom che ha alcune decine di miliardi di debiti, possano prendere un’altra strada». La decisione sarà presa dal consiglio dell’Agcom il 19 dicembre. «Sarà una decisione consiliare», sottolinea Cardani. Ma il presidente si è già espresso.

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