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Affrancamento, test di convenienza

Le novità in tema di tassazione delle rendite finanziarie entrano nel vivo a partire da oggi. L’incremento della tassazione dal 20 al 26%, disposto con il decreto Irpef, che non interessa i titoli di Stato italiani ed esteri (se emessi da Paesi white list), non si renderà inoltre applicabile in relazione a una serie di strumenti finanziari il cui elenco è contenuto nel decreto Irpef e riepilogato nella circolare 19/E del 27 giugno 2014. L’incremento riguarderà, invece, la quasi totalità dei proventi di natura finanziaria che fino al 30 giugno erano tassati con l’aliquota del 20%, con l’eccezione degli interessi derivanti da obbligazioni emesse dagli enti territoriali di Stati white list, la cui tassazione scende da oggi al 12,5 per cento. Il legislatore ha così equiparato la tassazione di tali titoli con quelli emessi dallo Stato italiano e Stati white list, che saranno tassati ancora nella misura del 12,5 per cento.
La circolare 19/E contiene chiarimenti in merito alla decorrenza della nuova aliquota, che devono essere adattati alla realtà operativa degli intermediari finanziari. Basta pensare al caso della vendita di azioni quotate in mercati regolamentati, la cui data di immissione dell’ordine di vendita non sempre coincide con quella di esecuzione e mai con quella di regolamento. Entro il 30 settembre, i risparmiatori che detengono tali titoli nel regime del risparmio amministrato potranno comunicare per iscritto al proprio intermediario finanziario l’intenzione di affrancare i plusvalori latenti alla data del 30 giugno 2014. La convenienza di questa operazione, che ha il pregio di far ricadere il maggior carico fiscale solo sulle plusvalenze che matureranno a partire da oggi, dipende da valutazioni di carattere oggettivo (presenza di rilevanti minusvalenze e/o plusvalenze latenti in portafoglio) e soggettivo (aspettativa in merito all’andamento dei prezzi dei titoli). Come evidenziato nella tabella qui a fianco, la presenza di minusvalenze pregresse compensabili (caso A), a maggior ragione se unita all’andamento positivo dei titoli (casi A e B), rende molto vantaggiosa l’operazione di affrancamento. Una lieve diminuzione del prezzo dei titoli alla data di cessione dei medesimi, rispetto al valore alla data di affrancamento, non sempre determina la mancata convenienza di tale operazione (caso C). Una diminuzione più marcata del valore dei titoli, dopo la data dell’affrancamento, determina invece la mancata convenienza dell’operazione (caso D). L’obbligatorietà dell’affrancamento di tutti i titoli detenuti presso lo stesso intermediario complica tali valutazioni in misura direttamente proporzionale alla quantità ed al valore dei titoli in portafoglio. La possibilità di compensare plusvalenze latenti e minusvalenze già realizzate al 30 giugno potrebbe invece costituire un’opportunità, in quanto, dopo il quarto anno successivo rispetto a quello della realizzazione, le minusvalenze non sono più deducibili.
Ancora, mentre a partire da oggi le minusvalenze realizzate entro il 31 dicembre 2011 saranno compensabili nella misura del 48,08% del loro ammontare con le “nuove” plusvalenze, e quelle realizzate nel periodo 1° gennaio 2012-30 giugno 2014 saranno invece riportabili nella misura del 76,92% del loro ammontare, effettuando l’operazione per l’affrancamento sarà possibile compensare (al 30 giugno) la prima categoria di minusvalenze nella misura del 62,5% del loro ammontare e la seconda nella misura del 100 per cento. Infine, potranno essere utilizzati in compensazione le minusvalenze, le perdite e i differenziali negativi che dovessero derivare dall’esercizio dell’opzione medesima.

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