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Affondo della Bundesbank: «No a Basilea 3 a ogni costo»

A meno di due settimane dalla riunione di Santiago del Cile, in cui il Comitato di Basilea che riunisce le autorità di vigilanza bancaria dei principali Paesi dovrebbe raggiungere un’intesa finale sulla revisione delle regole globali sul capitale delle banche, la Bundesbank avvisa che non accetterà un accordo «a ogni costo». Una posizione negoziale molto dura, nel confronto che ha visto su sponde opposte l’Europa e gli Stati Uniti, e che, se potrebbe essere ammorbidita nel negoziato, indica però che da parte europea, e soprattutto tedesca, ci sono alcune aree ritenute «essenziali» nelle quali le proposte circolate finora devono essere modificate.
Andreas Dombret, il consigliere della Banca centrale tedesca che fa parte del Comitato, ha detto ieri in un conferenza stampa che «colloqui sono in corso ogni giorno», e ha ricordato l’impegno preso dai partecipanti a «non aumentare in modo significativo, in media, i requisiti di capitale» nella revisione di Basilea 3, che qualcuno ha già ribattezzato Basilea 4.
Ma ha ribadito chiaramente quello che aveva affermato in un discorso pronunciato martedì sera, e cioè che la Germania è contraria a un accordo a ogni costo. Una posizione analoga era stata espressa nei giorni scorsi da Felix Hufeld, il capo della Bafin, l’organo di controllo dei mercati tedeschi, ma è chiaro che la Bundesbank ha ben altro peso.
Nelle scorse settimane è emersa una netta divisione fra la posizione degli Stati Uniti, che chiedono regole più stringenti, e quella dell’Europa e del Giappone. Le parti sono divise in modo particolare dal trattamento dei modelli interni di valutazione del rischio, adottati soprattutto dalle banche europee e giapponesi, e che le autorità americane vorrebbero limitare. “Non voglio un rinvio a Santiago, come hanno detto altri – ha affermato ieri Dombret – voglio una conclusione, ma che abbia senso. Ancora non ci siamo”.
La discussione fra le autorità di vigilanza internazionali potrebbe però assumere nuovi connotati dopo l’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Donald Trump, che ha promesso di avviare una fase di deregolamentazione del settore bancario, dopo quella di regole più severe varate in seguito alla crisi finanziaria, scoppiata nel 2008 e imputata in parte all’eccesso di deregulation precedente. Dombret ha detto di non voler speculare sulle decisioni politiche della prossima amministrazione Usa e sul loro impatto sul lavoro del Comitato di Basilea, ma di essere convinto che “l’armonizzazione degli standard globali e la rimozione di possibili arbitraggi regolamentari sono un vantaggio per tutti. Ritengo che gli Usa non vogliano tornare a una posizione solo americana, ma vedremo”. Secondo il consigliere della Bundesbank, “non è appropriato in questo momento ridurre la regolamentazione delle banche”, per lo meno per i grandi istituti, mentre una riduzione e una semplificazione delle regole potrebbe essere opportuna per le banche piccole e medie.
Il consigliere della Bundesbank ha ricordato ieri, alla presentazione dell’annuale rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca centrale, che le banche tedesche hanno leggermente rafforzato nell’ultimo anno la loro posizione di capitale, ma che la redditività resta molto bassa, in parte a causa dei bassi tassi d’interesse. Il rapporto osserva che i tassi bassi sono necessari per l’attuale situazione economica, ma le istituzioni finanziarie potrebbero essere danneggiate da un improvviso rialzo dei tassi. Per questo, ha detto la vicepresidente della Bundesbank, Claudia Buch, ammonendo contro la possibilità dell’assunzione di rischi eccessivi, le banche devono rafforzare il capitale per far fronte a eventi imprevisti ed evitare conseguenze sul credito all’economia reale.
La Bundesbank non vede per ora rischi di una bolla sul mercato immobiliare tedesco e considera, ha detto Dombret, che la fusione Deutsche Boerse-London Stock Exchange possa fare da ponte fra Gran Bretagna ed Europa dopo Brexit.

Alessandro Merli

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