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Affondo Bper-Creval (con Unipol)

Domani si riunirà il consiglio di amministrazione di Bper Banca, la ex popolare dell’Emilia-Romagna. L’ordine del giorno è fitto di argomenti. Al punto che l’attesa decisione sulla acquisizione di CariFerrara, l’ultima tra le quattro banche salvate il 22 novembre 2015 dal Meccanismo di risoluzione della Banca d’Italia, potrebbe slittare alla prossima settimana, ai primi di febbraio.

La strada però è segnata. Il percorso tracciato da Ubi, che la scorsa settimana ha acquisito Etruria, Marche e Chieti, è pronto per essere seguito da altri. Bper è in fase di avviata finalizzazione dell’operazione CariFerrara e la stessa Banca d’Italia ha annunciato una particolare attenzione alla conclusione delle trattative.

L’Autorità di risoluzione ha compiuto un lavoro importante, soprattutto sul fronte del personale. Proprio a fine anno è stato raggiunto un accordo che abbassa a trecento, su poco meno di mille, il numero degli esuberi, tutti in forma volontaria e nel rispetto del contratto di categoria. Oggi la lista di quanti hanno accettato la via d’uscita proposta dovrebbe venire presentata alle organizzazioni sindacali.

OrizzontiSuperato questo ostacolo, la via verso la transazione dovrebbe essere più rapida. Se Bper la prossima settimana formulerà la proposta vincolante da recapitare a Roma, la Banca d’Italia potrebbe esprimersi entro la metà di febbraio. A quel punto, con i progetti di bilancio già sul tavolo, Bper potrebbe muoversi nella direzione di un’aggregazione strategica di ben diverse dimensioni.

La scorsa settimana il gruppo Creval ha affidato a Mediobanca e ad Equita Sim l’incarico di advisor finanziario per le analisi connesse a potenziali opzioni strategiche per l’evoluzione del gruppo. Tra i vertici di Bper e Creval – Alessandro Vandelli e Miro Fiordi – le reciproche aperture non sono mancate, in passato. Adesso si potrebbe iniziare a fare sul serio. Bper ha intenzione di crescere, ha ben capito che il passato non torna e le ripetute aperture di una banca quale il Credito Valtellinese potrebbero portare alla creazione di quello che sarebbe il sesto gruppo creditizio nazionale, molto radicato in alcune zone ad elevata propensione imprenditoriale, quasi monopolista in Sardegna e con un impatto significativo in tutto il Nord Italia.

Al tavolo delle trattative potrebbe poi essere invitata anche UnipolBanca. L’istituto di credito è diretta emanazione della compagnia di assicurazione controllata da Carlo Cimbri. È una banca di piccole dimensioni, con 269 filiali la maggior parte integrate in agenzie assicurative e 274 promotori finanziari.

Al 30 giugno scorso, ultimi dati disponibili, UnipolBanca presentava 11,4 miliardi di attivi, 1,6 miliardi di sofferenze nette e 2,4 milioni di utile netto. Dimensioni troppo ridotte per ipotizzare un futuro stand alone . Sulle prospettive future di UnipolBanca peserà, in qualche modo, anche la rilevante acquisizione del 5,01 per cento del capitale di Bper banca. Una quota che fa di Carlo Cimbri il primo azionista dell’istituto modenese, con un controvalore dell’investimento, ai prezzi di venerdì scorso, che si aggira sui 136 milioni di euro.

EsposizioniCon una simile esposizione anche Cimbri diventa un fattore in questa partita che, dal lato del Credito Valtellinese, presenta almeno due aspetti di estrema importanza. Da un lato la banca della Valtellina deve avviare a soluzione la complessa vicenda dei propri crediti non performanti, i non performing loans che verranno probabilmente cartolarizzati. Dall’altro deve pensare a fare presto. Il Creval infatti è una di quelle banche – come Bper – che ha trasformato la propria forma sociale nel rispetto della legge del marzo 2015 di riforma del settore del credito popolare. Una legge che garantisce agli istituti di credito oggetto della trasformazione di contare fino al prossimo marzo su una tutela («un tetto») al possesso azionario. Una norma che punta a salvaguardare questi istituti da possibili raid di Borsa. È il principio che vale per BancoBpm e che suggerisce al Creval di organizzarsi nella ricerca di un possibile nocciolo permanente di azionisti, in grado, con la loro presenza, di tutelare l’istituto da incursioni sgradite sul capitale.

Anche per questo il Creval si mostra interessato a una prospettiva aggregativa: un gruppo di dimensioni più grandi è più difficile da aggredire. L’operazione allo studio sarà una fusione, certamente a due, probabilmente a tre (UnipolBanca). Vandelli, che in più occasioni ha detto di guardare con interesse ai territori della Valtellina e che nel prossimo fine settimana ospiterà l’annuale riunione dell’Assiom Forex a Modena con il governatore della Banca d’Italia, è chiamato ora a mettere a fuoco alcune affinità imprenditoriali che già vedono Creval e Bper fare affari assieme.

Le due banche sono al lavoro sui rispettivi progetti di bilancio che verranno presentati nei primi giorni di febbraio, ma le attività straordinarie non possono aspettare troppo a lungo. La tendenza evidenziata da BancoBpm e da Ubi sembrano spianare la strada alla possibile nascita di un gruppo che, numeri alla mano, sarebbe sesto in Italia. Vicino ai primi e con un vantaggio incolmabile sui settimi.

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