Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Affitto commerciale senza rimborso

di Luana Tagliolini

Il proprietario-locatore di un locale commerciale non ha diritto al rimborso Irpef relativo ai canoni non percepiti anche se ha ottenuto lo sfratto per morosità del conduttore. È questo il principio di diritto contenuto nella sentenza n. 651/2012 della Cassazione. I giudici di legittimità hanno disposto che i canoni di locazione devono essere dichiarati fino alla data in cui è intervenuta la risoluzione del contratto, anche se non incassati (la morosità del locatario risulta dal provvedimento di convalida dello sfratto per morosità).

Il contribuente al centro della controversia si è visto accogliere dalla Ctp la richiesta di rimborso dell'Irpef versata per la locazione di un immobile a uso commerciale, fondata sul fatto che, in realtà, i canoni non erano mai stati percepiti.

I giudici di secondo grado hanno, invece, accolto l'appello dell'ufficio: l'istanza di rimborso era stata proposta oltre il termine di decadenza previsto all'epoca dall'articolo 38 del Dpr 602/1973 e la possibilità di non dichiarare i redditi da locazione non percepiti, in base all'articolo 8 della legge 431/1998, riguardava i soli contratti di locazione a uso abitativo e non anche a uso commerciale, così come stabilito dalla sentenza 362/2000 della Corte costituzionale.

Nel ricorso in Cassazione, il contribuente ha sostenuto, tra l'altro, che i canoni non percepiti non possono, in ogni caso, costituire base imponibile di qualsiasi imposta. Secondo la Suprema corte, «la possibilità di non dichiarare i redditi di locazione non percepiti riguarda esclusivamente quelli che fanno riferimento ai contratti di locazione di immobili a uso abitativo e non – come nel caso in esame – quelli per uso commerciale». A nulla, inoltre, vale l'aver ottenuto lo sfratto del conduttore per morosità poiché la tassazione del reddito locativo è collegata alla mera maturazione del diritto di percezione di un reddito. In pratica, i redditi fondiari concorrono a formare il reddito complessivo indipendentemente dalla percezione (articolo 23 del Tuir) e fin quando risulta in vita un contratto di locazione.

Allorché la locazione sia cessata (per qualsiasi motivo), torna in vigore la regola generale per la quale «la risoluzione del contratto impedisce di configurare il pagamento, effettivo o solo presunto, come effettuato a titolo di canone, cui possa essere commisurata la base imponibile ai fini del l'imposta sul reddito» (Corte costituzionale n. 362/2000). Ne consegue che solo per il periodo successivo all'estinzione del contratto si può parlare di intassabilità – quanto all'immobile adibito a uso commerciale – del reddito parametrato al canone locativo.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa