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Affidamenti diretti con requisiti

Affidamenti diretti ma solo a ditte con esperienza documentata. Il disegno di legge di conversione del d.l. 77/2021 sulla “governance” del Pnrr torna per l’ennesima volta sulla questione della semplificazione delle procedure di gara sottosoglia, che come noto, fin dall’anno scorso hanno ricevuto una spinta formidabile verso la sostanziale eliminazione delle procedure concorrenziali, a beneficio della diretta individuazione del contraente, senza un confronto o una gara.

Tuttavia, le varie riforme non hanno mai, sin qui, risolto il problema fondamentale: perché si affida a quell’operatore economico, invece che a qualsiasi altro?

Il legislatore non si è mai spinto a chiarire in modo fermo e indubitabile che basta semplicemente la soglia di valore per attribuire alla stazione appaltante un potere sostanzialmente insindacabile di scelta. Il che lascia esposti, invece, i gestori alla sindacabilità ed al contenzioso, condito delle relative responsabilità. Il sistema, quindi, continua ad avere pecche evidenti.about:blank

Prova a mettere una toppa il disegno di legge di conversione del d.l. 77/2021, modificando l’articolo 2, comma 1, lettera a), del d.l. 76/2020, nel quale si inserisce la previsione secondo la quale ai fini dell’affidamento diretto dovrà essere rispettata “l’esigenza che siano scelti soggetti in possesso di pregresse e documentate esperienze analoghe a quelle oggetto di affidamento, anche individuati tra coloro che risultano iscritti in elenchi o albi istituiti dalla stazione appaltante, comunque nel rispetto del principio di rotazione”.

Se il legislatore continua a non pronunciarsi sul “come” si esercita la scelta del contraente, prova ad essere più chiaro quanto meno sui requisiti soggettivi minimi da pretendere.

Dunque, le stazioni appaltanti non potranno affidare direttamente gli appalti a qualsiasi operatore economico, scegliendolo sulla base di una valutazione del tutto discrezionale. Il legislatore in qualche modo fa da “filtro” ed impone di limitare la scelta agli operatori economici dotati di alcuni requisiti fondamentali, ai quali si attribuisce indirettamente una sorta di “certificazione di qualità”.

Gli imprenditori dovranno quindi dimostrare capacità operativa precedente. Starà a ciascuna amministrazione stabilire quale documentazione a comprova utilizzare e come valutarla: nel caso dei lavori, l’attestazione Soa potrebbe aiutare, come anche l’iscrizione in albi, ad evitare poi contestazioni sulla determinazione appunto delle qualità soggettive dell’imprenditore scelto.

In assenza, cronica, di controlli preventivi, nessuno può ovviamente assicurare che davvero le PA, poi, orienteranno le loro scelte verso operatori economici qualificati come indica il legislatore: ma questo è un limite operativo ormai gravissimo, che si trascina da quasi 30 anni, da quando si è scelto di eliminare ogni controllo sull’azione amministrativa.

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