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Affidamenti bancari, proroga ma serve la richiesta dell’azienda

Affidamenti bancari in scadenza con proroga automatica, ma è necessaria la dichiarazione con la quale l’impresa attesti di essere in carenza di liquidità. Ad oggi, tuttavia, non sembra esserci una specifica per identificare lo stadio oltre il quale un’impresa possa dichiarare di trovarsi in questa condizione. Con la proroga al 30 giugno 2021, concessa dalla legge di bilancio 2021, e quella prevedibile al 31 dicembre 2021, in parallelo con quanto avvenuto per il Quadro Temporaneo, sono molte le imprese che si trovano con gli affidamenti in scadenza soggetti a rinnovo.

Il Dl 18/2020 prevede la proroga in automatico, ma a molti è sfuggito che è l’impresa a doversi fare promotrice. Alcuni istituti sembrano convinti, addirittura, che le imprese debbano inviare la dichiarazione prima che scadano gli affidamenti.

Il ruolo chiave

della comunicazione

Il Dl 18/2020 prevede misure di sostegno finanziario volte alla proroga automatica degli affidamenti in essere per le micro, piccole e medie imprese colpite dall’epidemia di Covid 19. La norma, però, prevede che queste «possono avvalersene dietro comunicazione». Il passaggio rimane tra le righe, ma è fondamentale. La possibilità di proroga automatica è legata a una situazione ben precisa: l’impresa deve «aver subito in via temporanea carenze di liquidità quale conseguenza diretta della diffusione dell’epidemia da Covid 19».

Lo stato di fatto viene attestato con una dichiarazione autocertificata in base all’articolo 47 del Dpr 445/2000 con la quale il legale rappresentate dell’impresa se ne assume la responsabilità.

Cosa significa

«carenza di liquidità»

Non sembra emergere da fonti ufficiali una specifica di cosa significhi trovarsi in «carenza di liquidità». Non ci sono indicazioni né sulla durata né sull’entità che possano essere ritenute congrue per rientrare in questa condizione. Le imprese sono quindi chiamate ad attestare di trovarsi in una determinata situazione finanziaria senza tuttavia sapere esattamente quali siano i parametri che la definiscono. Un’interpretazione considera come carenza di liquidità la mancata riscossione di fatture emesse o un magazzino ridondante rispetto al mercato attuale. Le «Linee guida per la valutazione di aziende in crisi», proposte da Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili – Sidrea, nel capitolo «Il contesto valutativo dell’azienda in tensione finanziaria», scrive «è un contesto in cui sussistono temporanei disequilibri finanziari. L’azienda non è in grado, con le entrate derivanti dall’attività operativa e in un ragionevole arco temporale, di garantire la copertura dei fabbisogni finanziari, originati da obbligazioni già assunte e da quelle pianificate. La carenza di liquidità determina la temporanea difficoltà ad adempiere e, quando sfocia nella difficoltà a far fronte ad obbligazioni non più dilazionabili, si manifesta un rischio di insolvenza prospettica». Questa impostazione sembrerebbe estrema, considerando che viene ripresa per classificare le imprese in crisi che possono accedere al «Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa» al quale sono ammesse le imprese che «presentano flussi di cassa prospettici inadeguati a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate». Un intervento che delimiti i confini di tale condizione, facendo chiarezza, sarebbe opportuno.

La proroga al 30 giugno

Il passaggio che proroga il divieto di revoche al 30 giungo è inserito in maniera sibillina nella legge di bilancio: “all’articolo 56, comma 2, lettere a), b)e c), comma 6, lettere a)e c), e comma 8, del decreto-legge 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n.27, le parole: «31 gennaio 2021», ovunque ricorrono, sono sostituite dalle seguenti: «30 giugno 2021». Ne consegue che non possono essere revocati in tutto o in parte, fino al 30 giugno 2021, le aperture di credito a revoca e i prestiti accordati a fronte di anticipi su crediti esistenti alla data del 29 febbraio 2020 o, se superiori alla data del 17 marzo 2020. Le modifiche non possono essere apportate né per gli importi accordati, né per la parte utilizzata né per quella non ancora utilizzata. Stessa opportunità vale per i prestiti non rateali con scadenza contrattuale prima del 30 giungo 2021.

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