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Affari di famiglia I segreti del Made in Italy

Che cosa hanno in comune aziende tra loro molto diverse per settore, storia, strategie, come Luisa Spagnoli, Dompé, Sutter, Illumia? A spiegarlo, in un saggio di sociologia del lavoro che è anche un ritratto dell’Italia che investe, scommette, ha visione e fa crescere i talenti, è Alessandra Bussi Moratti, psicologa, consulente e formatrice aziendale, esperta di family business e delle dinamiche relazionali e psicosociali che lo caratterizzano. Il volume Good practices e made in Italy : quattro casi di eccellenza, scritto a quattro mani con Alessandro Galano, ruota attorno a queste quattro realtà, prese a modello per le logiche d’impresa che le governano e ne garantiscono i successi, in alcuni casi da oltre un secolo.

Sono un esempio anche per come hanno saputo gestire il passaggio generazionale, uno dei momenti più caldi della vita di un’azienda, a cui spesso è legata la sua stessa sopravvivenza. Spiega Bussi Moratti: «L’idea del libro nacque da un tavolo di confronto tra imprenditori che organizzai qualche tempo fa e con il quale volevo rispondere, tra gli altri, a un quesito in particolare: perché alcune aziende riescono a essere tanto longeve da arrivare alla quinta, sesta generazione, e altre alla seconda crollano? A questo ho aggiunto poi un altro spunto di riflessione, sul rapporto tra le grandi aziende e le startup, che cosa possono imparare e soprattutto che cosa possono insegnare le une alle altre».

Ebbene, una risposta positiva alle crisi — nel senso etimologico del termine, ovvero le scelte — che queste situazioni scatenano nelle aziende è uno dei tratti che rende vicine le storie scelte da Bussi Moratti. In altre parole, «si tratta di aziende che hanno un sistema valoriale molto solido e che sanno applicarlo quando necessario — spiega l’esperta —. Ad esempio Illumia, che pure è un’azienda giovane rispetto agli altri casi, ha deciso un passaggio di consegne con tempo e l’ha preparato quando la seconda generazione era ancora ventenne. Le imprese di famiglia italiane hanno un sistema valoriale eccellente, tramandato dalla famiglia all’azienda e viceversa, sempre ricordando che i figli sono diversi dai soci». Sono valori come la cura e la qualità del prodotto, la passione, la crescita nel lungo periodo, la valorizzazione dei propri collaboratori (a cui nel libro si torna con l’emblematica definizione di benessere organizzativo), la coscienza che l’azienda ha un posto e un ruolo definiti e importanti nella società.Il messaggio

«Con questo libro volevo dare un messaggio di fiducia — spiega Bussi Moratti — oggi ancora più necessario per gli imprenditori che si trovano in difficoltà dopo la pandemia. Penso che le esperienze che abbiamo raccontato possano diventare un esempio di reattività sana e propulsiva, che può ispirare chi oggi voglia rilanciare la propria attività, o magari aprirne una nuova, anche in un momento complesso come quello che stiamo vivendo».

Racconta Bussi Moratti che proprio in queste settimane alcuni tra gli intervistati e tra i lettori hanno accostato lo spirito del volume a quello della yolo economy, ovvero you only live once, si vive una volta sola, un movimento che dagli Usa si sta diffondendo nel resto del mondo, sviluppato come una sorta di risposta alla paralisi imposta dalla pandemia. «Si tratta di ribaltare il concetto di resilienza — continua l’esperta — Non solo non farsi schiacciare dagli eventi, ma reagire e rilanciare. Nel caso del Made in Italy, sono convinta che abbiamo tutte le carte per farlo, come dimostra ad esempio l’acquisizione da parte di Sutter del marchio General».

E se pure lo slancio agli imprenditori non manca, qualcosa può fare anche il sistema. «Sono fiduciosa sulla tenuta del Paese, le nostre aziende sono un’eccellenza da curare, ma bisognerebbe strutturare un’economia dedicata alle imprese di famiglia e, da parte delle associazioni di categoria, servirebbe “riannodare il filo del discorso” con queste realtà, ad esempio attraverso tavoli di lavoro dedicati, per scambiarsi idee e confrontarsi».

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