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Aeroporti, infrastrutture, Cdp e Snam negli affari con i signori del petrolio

Malgrado risenta della crisi finanziaria nata fuori dai suoi confini, la Cina è ormai la seconda economia del pianeta e punta al grande balzo per diventare la prima. La ripresa americana arranca e la prospettiva che gli Stati Uniti possano essere autosufficienti dal 2020 sotto il profilo energetico spinge i Paesi produttori di greggio sia a guardare verso Est sia a diversificare le proprie fonti di introiti. Ci sono anche queste ragioni dietro la scelta, in apparenza distante dalla politica interna, che ha spinto il presidente del Consiglio italiano a spostarsi per quasi quattro giorni nel Golfo mentre a Roma si discute di legge elettorale, data del voto e del futuro di Palazzo Chigi.
Quasi tutte le cosiddette petro-monarchie arabe hanno i portafogli pieni del danaro liquido che da noi non abbonda, e per un Paese come l’Italia che ha bisogno di passare da recessione a crescita coltivare i rapporti con questa parte di mondo è importante. Perfino Dubai, il più colpito dalla crisi tra i sette emirati degli Emirati Arabi Uniti, dà segni di risveglio e il suo sceicco ha approvato un piano per costruire nuove infrastrutture.
Mario Monti, purtroppo, non è ipocrita quando afferma, come ha detto ieri, che per gli investitori stranieri interessati ad azioni e aziende italiane è il momento di comprare «a buon mercato». E il caso ha voluto che il suo viaggio da sabato scorso a domani in Medio Oriente riguardi una sorta di cintura di sicurezza rispetto alla tappa più importante saltata dal programma originario: l’Arabia Saudita. Che ieri da Riad la casa reale abbia definito riuscita l’operazione alla schiena al re Abdullah bin Abdulaziz, il motivo dell’annullamento della tappa di Monti, non elimina le incognite sul futuro del primo Paese produttore di petrolio quando l’attuale sovrano, ottantottenne, non ci sarà più. Un grosso punto interrogativo, in queste terre senza democrazia in una posizione strategica tra Oriente e Occidente. Per i governi occidentali non guasta, dunque, consolidare le relazioni con i suoi vicini.
Il dinamismo del Qatar Dopo essere stato in Kuwait, oggi il capo del governo italiano sarà a Doha e verrà ricevuto dall’emiro del Qatar Hamad Khalifa Al Thani e dal primo ministro Hamad bin Jassim Al Thani. Potrebbero essere annunciati sviluppi nei rapporti tra la nostra Cassa depositi e prestiti, il Fondo Strategico italiano e la Qatar holding. Il presidente del Consiglio è accompagnato da Franco Bassanini, presidente della Cassa, e una rappresentanza del Fondo. In Qatar l’anno scorso il Prodotto interno lordo è salito del 14,1%, c’è interesse a entrare nella Snam e, tra l’altro, al mercato dell’energia italiana. Per capire quanto non lasci indifferente Roma il dinamismo politico-economico di questo Stato di due milioni di abitanti bastano pochi esempi. Oltre ad aver inviato militari in Libia durante l’insurrezione del 2011 e avere le mani nella guerra civile siriana, il Qatar, terzo esportatore di gas al mondo, è stato il primo Stato a mandare il suo capo a Gaza da quando la striscia è sotto il controllo di Hamas: in ottobre l’emiro è stato lì e ha portato finanziamenti per 400 milioni di dollari. Entro il 2022, anno nel quale ospiterà i mondiali di calcio, questo emirato ha in programma la costruzione di infrastrutture per circa cento miliardi di dollari. L’Italia ha buone basi sul posto: a Doha Monti non ha chiesto udienza, è stato invitato; la Saipem ha impianti verso il confine saudita, l’ambasciatore Andrea Ferrari dispone di buone entrature, il direttore delle ricerche nel Qatar Science & Technology Park, parco scientifico-tecnologico fondato nel 1995, è un italiano, Lucio Rispo.
Aeroporto e porto Obiettivi guardati con attenzione per allargare il raggio d’azione italiano sono il nuovo aeroporto internazionale di Doha e il nuovo porto. Per coperture di edifici nel primo, che dovrebbe essere inaugurato l’anno prossimo, ha avuto già commesse l’italiana Permasteelisa. Per il porto i lavori dureranno 15 o 20 anni. A Doha, il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci si attende che la missione di Monti permetta di ottenere più investimenti nell’isola. Non soltanto in Costa Smeralda, per la quale l’emirato è già subentrato alla finanziaria dell’Aga Khan che l’ha gestita. Anche per i trasporti aerei. «Credo che il fondo sovrano abbia già deliberato una prima quota da circa un miliardo di dollari», ha detto Cappellacci.
Tentato sorpasso ad Abu Dhabi Negli Emirati Arabi Uniti l’Italia potrebbe sperare di sorpassare nell’interscambio la Gran Bretagna. In questo insieme di territori che da noi compra prodotti più che venderci energia, perché non possiede tanta quanto i vicini, nel 2012 il tasso di crescita del Pil è stimato al 3,5%. Era del 5,2% l’anno scorso. Tuttavia, l’ambasciatore Giorgio Starace ha constatato con soddisfazione che nei primi sei mesi del 2012 le nostre esportazioni sono aumentate del 26%: erano state del valore di quattro miliardi e 700 milioni di euro nel 2011, nel semestre seguente tre miliardi e 200 milioni.
In quasi tutto questo lato del Golfo l’Italia fa affari con forniture per le forze armate. Negli Emirati sono attive le principali aziende nazionali che si occupano di infrastrutture: Saipem, Impregilo, Astaldi, Ansaldo, Danieli, Tecnimont, Bellelli, Pizzarotti, Salini e altre. Il nostro è il terzo Paese esportatore dopo Germania e Gran Bretagna, però per il 2012 non è escluso il secondo posto sorpassando il Regno Unito.
Oman e Kuwait Nel sultanato dell’Oman, tasso di crescita nel 2011 intorno al 5 %, per diversificare un’economia basata sul greggio si punta su gas, impianti petrolchimici e turismo. In Kuwait, tasso di sviluppo dell’8,2% in più nel 2011, l’attenzione italiana si concentra su ospedali e nuovi impianti petroliferi da costruire. Non saranno la soluzione della crisi economica nel nostro Paese, ma snobbarli non ne avvicinerebbe la fine.

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