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Aeroflot torna a corteggiare Alitalia

Il cavaliere bianco che potrebbe tirare fuori dalle sabbie mobili Alitalia viene dall’Est. Emissari di Aeroflot avrebbero tastato il polso della compagnia italiana accompagnando il sondaggio a livello manageriale, ad un secondo passaggio “politico” per verificare l’eventuale via libera all’operazione.

Secondo quanto risulta aRepubblica il governo sarebbe stato informato dello stato del vettore il 5 giugno scorso, nel corso di un incontro riservato tra il presidente del Consiglio, Enrico Letta, e il presidente di Alitalia, Roberto Colaninno. I temi sui quali l’esecutivo vuole vedere chiaro per evitare l’eventuale esplosione del caso Alitalia nel bel mezzo dell’autunno, riguardano innanzitutto i dipendenti (circa 14mila più 8mila dell’indotto) e le sinergie con gli eventuali acquirenti.
Aeroflot, che punta ad allargare la propria rete verso Ovest, avrebbe mostrato interesse per Alitalia cogliendo al volo il crescente disinteresse di Air France alla fusione. Il dossier mantenuto segreto dalle parti è ancora alle pagine iniziali e non ci sono accordi scritti,ma i tempi per salvaguardare il marchio, le rotte e i posti di lavoro italiani sono stretti e per ottobre, in mancanza di interventi finanziari di un certo peso o in assenza di un nuovo partner, le cose potrebbero precipitare travolgendo anche la politica come avvenne nel 2008.
Inoltre, nel corso della scorsa settimana i vertici di Alitalia hanno partecipato ad una riunione con alcuni analisti che avrebbero messo sul tavolo le “potenzialità” di una collaborazione più stretta con tre partner: Etihad, Thai e Aeroflot. Gli emissari della compagnia del Golfo avrebbero tra l’altro mostrato un forte interesse per Alitalia fin da gennaio ma le resistenze di Air France (da tempo nel mirino di Etihad) hanno congelato, al momento, i rapporti. Meno forte l’attenzione del vettore thailandese che però, nelle ultime ore, ha iniziato a stringere accordi con Ferrovie dello Stato (altro “pretendente” di Alitalia) dando il via ad una sorta di code-sharing con Trenitalia.
Ma la traccia più forte per i segugi di Alitalia resta quella che porta a Mosca. Una pista che nelle ultime ore potrebbe rafforzarsi grazie al rientro in patria dell’ex ambasciatore in Russia, Antonio Zanardi Landi, un piacentino molto attento alle questioni economiche e agli scambi tra i due Paesi, che è stato chiamato dal primo luglio a svolgere il ruolo di consigliere diplomatico del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il vettore russo, già apparso sulla scena del fallimento di Alitalia nel 2007-2008 in veste di potenziale acquirente, troverebbe tra l’altro diversi tifosi in seno alla maggioranza di governo. Il Pdl, Silvio Berlusconi in testa, sosterrebbe senza indugi questa soluzione con “l’amico Putin” pronto a lanciare un salvagente. Va ricordato che anche l’attuale segretario del Pd, Guglielmo Epifani, nei giorni caldissimi della trattativa per la cessione della vecchia compagnia di bandiera ai francesi – siamo nella primavera del 2008 – era il leader della Cgil, sindacato particolarmente duro nei confronti dei continui rilanci di Air France. E non è quindi improbabile una convergenza sul nome del cavaliere che viene dall’Est, pur di salvare 22mila famiglie italiane.
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