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Adr, nel Golfo competizione aperta

di Maria Buonsanto

Un tempo considerata la «perla del Golfo Persico», Dubai ha perso negli ultimi anni parte del suo smalto. E le ripercussioni della crisi si fanno sentire anche nel campo dell'Adr. Il Dubai international arbitration center (Diac) non è più il protagonista indiscusso del Golfo.

La presa di Dubai in materia di arbitrato, insomma, sta allentando e i dubbi sorti negli ultimi anni sul futuro dell'Emirato come hub finanziario mediorientale hanno portato gli osservatori internazionali a studiare con maggior attenzione le offerte di altri centri Adr.

Ancora forte il ruolo del Diac solo nei casi concernenti il Real Estate e il settore delle costruzioni: dei 186 lodi del 2010 ben 105 hanno riguardato il mercato immobiliare e 41 quello edile.

Solo 40 hanno esulato da questi settori.

Questo perché clienti e law firms stanno reindirizzando le loro attività verso i vicini mediorientali dell'Emirato e paesi piccoli come il Qatar e il Bahrain stanno sviluppando nuove offerte e iniziative, animati dal desiderio di diventare i nuovi centri di riferimento per le soluzioni Adr nel Golfo.

Esaminiamo le opzioni offerte. Tra le più interessanti, c'è la Bahrain chamber of dispute resolution (Bcdr), nata da una partnership con l'American arbitration association (Aaa).

Tredicesimo nell'indice di libertà economica, il Bahrain registra un tasso di crescita superiore al 6% annuo. È per accompagnare questo trend in crescita che ha aperto i battenti quest'anno la Bcdr-Aaa. «La regione del Golfo sta crescendo rapidamente», ha commentato Ahmed Husain, responsabile della sezione arbitrale della Bcdr-Aaa.

Il volume di investimenti diretti esteri comporta la necessità di raggiungere più elevati standard nella risoluzione delle controversie attraverso l'implementazione di sempre più dinamiche regole arbitrali, capaci di attrarre e mantenere alto l'interesse e la fiducia degli investitori internazionali».

Peculiarità attrattiva di questo Centro è l'aver introdotto due «world firsts» nell'Adr internazionale: gli «Statutory Adr Tribunals» e la «Free Arbitration Zone».

Il primo primato riguarda l'ambito di competenza della Bcdr-Aaa, che è stato esteso a tutte le dispute commerciali del valore superiore ai 500 mila dinari del Bahrain (equivalenti a circa 1,3 milioni di dollari). Come si legge all'articolo 9 dello Statuto, la Bcdr-Aaa ha diretta giurisdizione – senza l'intervento delle Corti ordinarie – in caso di coinvolgimento di istituzioni finanziarie registrate presso la Banca Centrale del Bahrain o per dispute commerciali internazionali, cioè quando una parte sostanziale delle obbligazioni o il luogo della disputa sono fuori dal Bahrain.

L'altro primato, invece, riguarda l'indipendenza della Bcdr-Aaa dal sistema legale del Bahrain attraverso l'istituzione di una free arbitration zone: le parti possono decidere la legge da applicare senza preoccuparsi dell'ingerenza delle Corti locali. «Entrambi questi meccanismi, approvati dal Parlamento e dalla Corte costituzionale, rappresentano la concretizzazione di un sogno per avvocati, arbitri e imprenditori», commenta James MacPherson, ceo della Bcdr-Aaa.

La partnership con l'American arbitration association ricalca in parte quanto già realizzato da un altro Centro arbitrale del Golfo, la Difc-Lcia di Dubai, che opera in joint venture con la London court of international arbitration.

Anche la Difc-Lcia, infatti, prevede una free zone, ma per ragioni molto limitate, come l'invalidità dell'accordo arbitrale.

Di grande interesse per gli operatori internazionali anche il Qatar financial centre (Qfc). Il Qatar sta emergendo come una delle economie più dinamiche del Medio oriente, con il più alto reddito pro capite nel mondo.

L'economia è in rapida espansione praticamente in ogni settore. L'obiettivo del governo, infatti, non è semplicemente quello di rendere il Qatar il principale produttore mondiale di gas naturale liquefatto, ma anche di svilupparne il ruolo di centro finanziario in grado di attrarre investitori di settori come il trasporto, il turismo, la sanità e l'istruzione.

Per realizzare quest'obiettivo, il Qfc permette alle imprese straniere di detenere il 100% della proprietà e di trasferire tutti i profitti al di fuori del Qatar.

Il Qfc ha, inoltre, istituito una propria Corte civile e commerciale, sul modello della Commercial Court di Londra e ha emanato il Regolamento Arbitrale Qfc, in modo da poter garantire soluzioni Adr.

A riprova, l'accordo firmato con il Centre for effective dispute resolution (Cedr), gruppo leader in Europa per la risoluzione delle controversie.

L'accordo – siglato per offrire una maggiore formazione nell'ambito della mediazione – ha accreditato i mediatori delle Corti qatarine presso il Cedr e ha permesso di offrire risoluzioni più veloci per le controversie commerciali, migliorando la posizione del Qatar come centro di Adr della regione.

L'accordo, inoltre, è coinciso con l'inizio della costruzione della nuova Qatar financial centre (Qfc) court, che sarà sede delle mediazioni. Il tribunale è presieduto da Lord Woolf, che è anche consigliere speciale Cedr.

«La mediazione cerca una risoluzione consensuale, di solito non valutativa», ha detto Woolf. «Per la sua natura di risoluzione consensuale, solo la mediazione può portare a risposte che vadano al di là delle competenze di un giudice o di un tribunale arbitrale».

Istituita nel 1993 dalla Camera del commercio e dell'industria di Abu Dhabi, anche l'Abu Dhabi commercial conciliation & arbitration center (Adccac) offre servizi in grado di appagare le più sofisticate esigenze degli operatori internazionali. Il principio fondamentale su cui sono basati arbitrato e conciliazione presso l'Adccac è la libertà delle parti di costituire i panel arbitrali, nominando arbitri specializzati in aspetti tecnici concernenti la natura della controversia. A questo, si aggiunge anche la libertà di scegliere la lingua del procedimento.

Il Centro, inoltre, ha istituito due registri, quello degli esperti e quello dei traduttori, di cui le parti in causa possono avvalersi qualora il caso lo richieda.

È, infine, bene precisare che il lodo arbitrale gode della stessa forza di una sentenza emessa da qualunque tribunale interno. L'esecutività del lodo può essere compromessa solo nei casi previsti dall'articolo 216 del Capitolo III dell'Uae federal civil code No. 11, del 1992.

Ultima, ma non certo meno interessante è l'opzione offerta dal Cairo regional centre for international commercial arbitration (Crcica). Interessante soprattutto sul piano della «predisposizione mentale» degli operatori, come annota Giorgio Schiavoni, presidente dell'Istituto per l'Arbitrato e la Conciliazione nel Mediterraneo promosso dalla Camera di commercio di Milano. «In caso di ricorso a Corti arbitrali dell'area Mena (Middle East North Africa, ndr)», commenta Schiavoni, «è più facile il sorgere di dubbi legati all'imparzialità della giurisdizione locale dell'area Middle East.

I paesi del Nord Africa, infatti, ci sono storicamente più familiari. La storia di questi Centri insegna che, una volta vinta la causa arbitrale, la parte soccombente si conforma generalmente alla sentenza. La sentenza è, quindi, normalmente accettata ed eseguita».

Il Crcica è stato istituito nel 1979 ed è un ente non profit internazionale indipendente, frutto di un accordo siglato dal governo egiziano e dall'Asian-African legal consultative organization, che conta un elenco internazionale di oltre 1.000 arbitri.

Come quasi tutti gli Stati dell'area Mena, anche in Egitto l'arbitrato è sempre più accettato come strumento di soluzione di controversie nei rapporti internazionali e si è diffusa una «cultura» dell'arbitrato nella classe dei professionisti e dei giudici.

Il motivo è da rintracciare anche nel fatto che è lo stesso codice civile egiziano ad includere una clausola che rende obbligatorio il tentativo di mediazione. Cosa che garantisce al Crcica un flusso costante di casi.

L'Egitto così come gli altri paesi esaminati hanno aderito alla Convenzione di New York e si sono dotati di una legislazione sull'arbitrato moderna, ispirata alla Legge Modello Uncitral. Agli operatori italiani, quindi, non resta che scegliere quale di questi Centri soddisfa maggiormente le loro esigenze e, una volta letto il regolamento, redigere con estrema precisione la clausola arbitrale.

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