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Adr in contesa con il Tesoro sulle tutele della concessione

Dopo uno sforzo prolungato, Adr ha finalmente trovato con Enac un quadro normativo efficace all’interno del quale implementare il piano di investimenti di lungo termine previsto dal masterplan della società aeroportuale. La proposta ha già ricevuto a luglio scorso una valutazione positiva da parte del Ministero delle Infrastrutture. Manca, invece, il sigillo del Ministero dell’Economia. Il Mef ha ricevuto proprio nelle ultime ore la documentazione completa dell’accordo, così come è stato fin qui definito, e ha tempo per “deliberare” in materia al più tardi fino al 31 dicembre 2012. Tuttavia, stando a quanto si apprende, ci sarebbero alcune tematiche sulle quali gli interessi di Adr e la volontà del Ministero non convergerebbero. Non si tratta della parte relativa alle tariffe, ma piuttosto di quella che disciplina i diritti e gli obblighi. In particolare, c’è un nodo che rischia di compromettere l’intera operazione, poiché impatta sull’equilibrio generale della convenzione: la clausola di early termination, ossia la clausola di risoluzione anticipata. Ogni contratto di concessione, non solo in Italia ma in generale anche all’estero, prevede infatti tre specifiche eventualità per cui la concessione cessa prima del previsto. Si tratta, nel dettaglio, della revoca per interesse pubblico, del recesso per modifiche legislative e della decadenza. Per ogni singolo caso viene disciplinato il relativo indennizzo da versare al concessionario. Si tratta di un passaggio chiave dei contratti di convenzione sul quale però Adr e il Mef avrebbero al momento posizioni non ancora coincidenti. Risulta infatti che all’interno del Ministero dell’Economia si sarebbe aperto un dibattito rispetto alle modalità di indennizzo, con una parte del dicastero orientata a commisurarlo esclusivamente al valore contabile degli asset. Un parametro che non troverebbe concordi i vertici e gli azionisti di Aeroporti di Roma per i quali l’unico valore di riferimento in materia può essere la Rab (regulatory asset base), ossia il valore del capitale investito netto. E questo per una serie di ragioni. A cominciare dal fatto che la convenzione sul tavolo non è un semplice accordo di gestione, ma è soprattutto un’intesa legata anche alla progettazione e alla costruzione di un aeroporto all’altezza delle future esigenze del paese. E in ragione di ciò deve comprendere tra le proprie clausole un passaggio che mitighi il rischio. Senza il quale, potrebbe rivelarsi davvero arduo raccogliere in maniera efficiente finanziamenti sul mercato. Tanto più considerato che il paese sconta già un rischio regolatorio. Basti pensare che a buona parte delle società concessionarie, come Atlantia, gli istituti stranieri riconoscono una minor valutazione nell’intorno del 15% per i timori legati a future modifiche normative.
Insomma, le banche estere sono piuttosto attente a questo tipo di dettagli e sono per altro una delle prime fonti di “credito” dei gruppi italiani. Non è un caso, infatti, che degli oltre 9 miliardi di bond emessi sul mercato da società che operano in settori regolamentati (Atlantia, Enel, Terna e Snam) nel corso del 2012, ben l’82% è stato assorbito da investitori stranieri.
La clausola di early termination, d’altra parte, spesso viene considerata come uno dei tasselli cruciali per stabilire l’equilibrio finanziario di un piano di investimenti impegnativo. Non a caso, i principali accordi di concessione, vedi Terna o Enel Distribuzione, hanno clausole di risoluzione anticipata ben dettagliate, come peraltro previsto dai modelli standard in materia.
Ecco perché, anche secondo diversi osservatori finanziari, l’ambizioso progetto di Adr potrebbe non reggere condizioni differenti rispetto a quelle contenute nell’intesa siglata con Enac. Il piano di investimenti disegnato con il supporto di Changi Airport prevede infatti un volume di interventi per oltre 12,1 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi nei primi 10 anni.

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