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Adesso tocca ai bond francesi. Non si ferma l’attacco all’euro

di Stefano Montefiori

PARIGI — Il governo francese fa di tutto per conservare il suo attuale rating: proclami, manovre, «piani di rigore», ma i mercati sembrano d'accordo con l'economista Jacques Attali quando dice «la tripla A è già perduta, facciamocene una ragione». Ieri per l'economia francese è stata una giornata drammatica, pur cominciata relativamente bene con i dati relativi alla crescita del Paese nel terzo trimestre: +0,4%, meglio delle previsioni (0,3%) e non lontano dal +0,5% tedesco.
Non è bastato. Lo spread dei titoli pubblici con i Bund tedeschi tormenta anche Parigi: a 40 punti non più tardi della scorsa primavera, ieri ha superato i 200 punti per poi chiudere a 191, registrando un nuovo record da quando è entrato in vigore l'euro. I rischi del contagio da Grecia e Italia si fanno più concreti e la Francia si trova ormai in una situazione imbarazzante: il presidente Nicolas Sarkozy continua con il superattivismo diplomatico, rivendica per l'asse franco-tedesco la responsabilità di tirare l'Europa fuori dalla crisi, ha agito in prima persona con la cancelliera Merkel nei momenti più acuti della crisi politica ad Atene e Roma e alla leadership in questi tempi di crisi deve gran parte della resurrezione nei sondaggi. Ma, di fatto, la Francia è ormai lontanissima dalla Germania, il Paese modello, e rischia di raggiungere l'Italia nel pantano: da luglio a oggi lo spread nei confronti dei titoli tedeschi si è allargato in proporzione molto più per la Francia che per l'Italia.
«La situazione della Francia non è quella della Germania, è vero, ma vantiamo una tripla A, le misure decise hanno portato i loro frutti», ha ripetuto a Bruxelles il ministro francese degli Affari europei Jean Leonetti. Intanto, però, la Borsa di Parigi ha chiuso in calo di quasi due punti percentuali (-1,9%), il peggiore risultato della giornata tra i principali mercati azionari. Le banche francesi in particolare sono state protagoniste in negativo: Bnp Paribas ha ceduto il 5,77%, Société Générale il 5,21%.
«Siamo favorevoli all'intervento del fondo di stabilità e della Banca centrale europea per fornire le migliori risposte alla crisi — ha detto il ministro delle Finanze François Baroin al quotidiano economico Les Echos —. La Bce si è impegnata a rispondere presente in caso di difficoltà. La Germania, per ragioni storiche, ha fermato la porta a un intervento diretto della Bce». Nonostante l'intesa di facciata, tra le cause di questo momento difficile c'è il diverso atteggiamento di fondo nei confronti della Bce: istituzione strumento della politica per Parigi, totalmente indipendente secondo Berlino.
Oltre alla Francia, nella seconda fascia dei Paesi a rischio c'è la Spagna (spread a 455 punti) dove domenica si vota, e il Belgio (313). La frenesia ha toccato ieri anche l'Austria, uno dei pochi Paesi a vantare un rating «tripla A» (assieme a Germania, Francia, Olanda, Lussemburgo e Finlandia): lo spread con i titoli tedeschi è arrivato alla quota record di 184 punti e la paura di venire declassati ha spinto il ministro delle Finanze Maria Fekter ad annunciare misure per abbattere il debito al 60% del Pil entro il 2020. Tutti cercano di placare i mercati, ma l'euro è sempre più sotto attacco.
 

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