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Adesso si passa dalla parcella al contratto

La battaglia per le tariffe è stata una delle più «cruente» nel percorso che ha portato all’approvazione della legge di riforma delle professioni. Quasi tutte le categorie si sono battute per il mantenimento (almeno dei minimi derogabili) ma il governo ne ha preteso l’abolizione. Adesso che la riforma è entrata in vigore, è interessante capire come funzionerà il rapporto tra professionisti e clienti. E poi, che cosa succederà nel caso di controversie con liquidazione del compenso da parte di un organo giurisdizionale?
I consulenti del lavoro hanno provato a dare un’indicazione ai propri iscritti. «Il nostro compenso — fanno sapere in una nota — è determinato con parametri, non vincolanti per il giudice, in corso di approvazione, stabiliti con decreto del ministro vigilante. L’utilizzazione dei parametri nei contratti individuali tra professionisti e consumatori o microimprese causa nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso»
Il compenso per le prestazioni professionali, dunque, è pattuito con il cliente, previo preventivo di massima che però non dovrà fare nessun esplicito riferimento ad alcuna tariffa. All’atto del conferimento dell’incarico professionale, il professionista dovrà render noto al cliente il grado di complessità dell’incarico fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili fino alla conclusione dell’incarico.
In presenza di forma scritta (preventivo di massima accettato ovvero contratto sottoscritto) non è previsto intervento discrezionale da parte del giudice. In assenza di contratto, in caso di contestazione, si va dal giudice.
Il contratto
Dunque il contratto con preventivo servirebbe a evitare controversie e contestazioni «Si tratta solo di un passaggio che favorisce la trasparenza — precisano i consulenti del lavoro — tra professionista e cliente: si trascrive un contratto in cui si mettono per iscritto tutte le informazioni che il professionista deve fornire al proprio cliente e le ricadute sul compenso».
Ma questi accordi non rischiano di reintrodurre parametri che di fatto aggirano l’abolizione delle tariffe? «La pattuizione tra professionista e cliente è un passaggio fondamentale che si pone a tutela dell’utente e della collettività — spiega Marina Calderone, presidente dei Consulenti del lavoro —. Ma non si tratta di una novità per i consulenti. Infatti, il nostro codice deontologico, in vigore dal 2008, già prevede all’articolo 23 l’opportunità del conferimento dell’incarico scritto onde precisare oggetto, natura, costi e compensi. Stesso discorso vale per i preventivi. Si tratta di una previsione lungimirante, quindi, introdotta molto prima dell’intervento normativo».
Tra le pieghe
Però la riforma ha di nuovo posto il problema delle tariffe «Per la verità — precisa Calderone — l’obbligo di rispettare i minimi e i massimi delle tariffe dei liberi professionisti era già venuto meno nel 2006. L’aver eliminato ora anche la possibilità di averle come riferimento indebolisce certamente il cittadino, oltre che creare i presupposti per una vera giungla tra i professionisti nella quale chi ci rimetterà saranno certamente i più giovani. Ma questa è la legge e dobbiamo rispettarla. Pertanto, nel caso di controversie con liquidazione del compenso da parte di un organo giurisdizionale, l’importo sarà determinato con i parametri ministeriali, non vincolanti per il giudice. Mentre l’utilizzazione degli stessi parametri nei contratti individuali tra professionista e cliente darà luogo alla nullità della clausola relativa alla determinazione del compenso».
Dura lex sed lex.

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