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Adesso Intesa si tiene sulle Generali

Sempre più ingarbugliata la matassa Intesa Sanpaolo-Generali. Ieri pomeriggio, mentre l’agenzia
Reuters citava indiscrezioni sul prossimo arrivo di un’offerta parte in azioni parte in contanti su Trieste, con valutazione sui 17 euro, un portavoce ha detto: «Intesa Sanpaolo smentisce seccamente che la banca stia studiando un’offerta di scambio per Generali». Una dichiarazione che potrebbe risultare impegnativa – anche agli occhi della Consob – perché mercoledì fonti vicine a Intesa avevano rassicurato gli agenti di cambio triestini su un futuro trattamento in caso di integrazione. L’azione dell’assicuratore, balzata fino a +5% nella seduta, ha chiuso a 14,94 euro (+1,77%), mentre Intesa Sanpaolo ha perso lo 0,91%.
A quanto si apprende dietro le quinte milanesi, tuttavia, l’opzione di «valutare una combinazione industriale» con il Leone – formalizzata settimana scorsa – non sarebbe tramontata, né ci sarebbero retromarce. Solo una prolungata disamina del complicato dossier: con i consulenti di Mc Kinsey e Pedersoli però, non dentro il cda di Intesa Sanpaolo che ieri ha iniziato l’esame dei conti e stamani lo completerà (anche se un’informativa a qualche domanda di consiglieri potrebbe esserci). Gli investitori attendono nel quarto trimestre 2016 un utile netto sugli 800 milioni, rispetto a quasi zero l’anno prima, anche grazie alle plusvalenze su Setefi e Idea Fimit che compenseranno la probabile svalutazione degli 845 milioni messi nel fondo Atlante. I 3 miliardi in dividendi promessi ai soci non sembrano in pericolo. Ma più attese dei numeri sono le dichiarazioni dell’ad Carlo Messina sullo stato di marcia verso Trieste. Il banchiere romano dovrebbe ribadire, in forma più tecnica, i concetti espressi giovedì 26 ai dirigenti a Torino. Quindi vincolare l’ipotesi Generali al mantenimento dei livelli di solidità patrimoniale e distribuzione cedolare di Intesa Sanpaolo, con limiti sul prezzo. Proprio la forbice allargata di oltre il 10% tra i due titoli complica le cose: ma chiuderla finora è vano.
Se la smentita dello «studio di Ops» sarà seria, potrebbe ridursi lo spazio per un’operazione “ostile”, e viceversa crescere la possibilità di compromesso tra le due fazioni rivali. Dalle parti di Trieste, e del socio forte Mediobanca, c’è nervosismo ma da giorni anche la voglia di ricevere un segnale, una telefonata che consenta di mettersi a un tavolo e ragionare sulle pedine dei due gruppi, specie nel risparmio e nelle gestioni. Ieri è tornato sul tema il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, in Senato. Su Generali il governo fa attenzione «sia all’italianità sia alla capacità di avere un’attività internazionale profittevole. Due cose non in contrasto ma, io ritengo, che si consolidano a vicenda».

Andrea Greco

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