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Adesione, ora riaprono le rate

Riaprono le rate per gli istituti deflattivi. Chi è decaduto dal pagamento dilazionato delle somme dovute all’Agenzia delle entrate a seguito di acquiescenza o accertamento con adesione potrà chiedere di essere riammesso al beneficio. Anche senza saldare le rate «bucate» al momento della domanda. Ciò a patto che la decadenza sia intervenuta tra il 16 ottobre 2015 e il 1° luglio 2016. È questa la principale novità apportata dall’emendamento bipartisan al dl n. 113/2016, approvato nella notte tra lunedì e martedì dalla commissione bilancio della camera (altri articoli a pag. 40). La proposta di modifica è stata presentata da Antonio Castricone (Pd) e Rocco Palese (Conservatori e riformisti), ma vede tra i firmatari anche deputati di Lega Nord, Ala e Movimento 5 stelle. Il testo finale dell’emendamento, riformulato rispetto a quelli esaminati nei giorni scorsi (si veda ItaliaOggi del 13, 16 e 19 luglio), contempla anche la riapertura delle rateazioni legate agli istituti deflativi con il fisco. La disciplina di adesione e acquiescenza, infatti, consente al contribuente di pagare in unica soluzione oppure a rate, fino a un massimo di otto rate trimestrali di pari importo, estendibili a 16 se le somme dovute superano i 50 mila euro.

Confermato il nuovo round di riammissioni per le rateazioni concesse da Equitalia, a prescindere dal momento di concessione del piano di dilazione originario. L’unica condizione richiesta è che il debitore sia decaduto dal beneficio alla data del 1° luglio 2016. Una volta in vigore la legge di conversione del decreto (che dopo il via libera di Montecitorio passerà al senato), ci saranno 60 giorni di tempo per presentare la nuova domanda alla società di riscossione. Il beneficio sarà ammesso anche senza saldare le rate scadute e non onorate alla data dell’istanza. I contribuenti potranno così rateizzare l’importo residuo iscritto a ruolo fino a un massimo di 72 rate, prorogabili nei casi previsti dall’attuale normativa. Tuttavia, vi sarà una minore tolleranza riguardo a eventuali inadempimenti: la decadenza dal nuovo piano scatterà infatti a seguito del mancato pagamento di due rate (invece delle ordinarie cinque), anche non consecutive. Intervenendo sull’articolo 19, comma 3, lettera c) del dpr n. 602/1973 l’emendamento amplia poi la portata operativa della garanzia pro contribuente introdotta lo scorso anno in attuazione della delega fiscale. La possibilità di ri-rateizzare le somme residue, per i debitori decaduti dalla rateazione, si applicherà a regime anche ai piani concessi prima del 22 ottobre 2015 (oggi tale possibilità è riconosciuta solo alle rateazioni accordate dopo tale data). In questi casi, tuttavia, il contribuente deve obbligatoriamente saldare all’atto della nuova domanda l’importo delle mensilità arretrate. La dilazione sarà concedibile per un numero di rate non superiore a quello delle rate del piano precedente ancora residue al momento della domanda. Restano ferme anche in tale ipotesi le norme in materia di iscrizione di ipoteca e fermo.

Da ultimo, confermato l’innalzamento da 50 mila a 60 mila euro del tetto entro il quale il contribuente può ottenere da Equitalia la rateazione con semplice domanda, presentabile anche online, senza dover documentare la condizione di difficoltà economica. L’emendamento costituisce un primo passo per una complessiva riforma della riscossione che, quale che sia il destino di Equitalia, dovrebbe portare a una profonda rivisitazione del ruolo del concessionario unico. In parlamento (si veda ItaliaOggi del 9/7) ha iniziato a muovere i primi passi la proposta di legge (primo firmatario il presidente della commissione bilancio Francesco Boccia) che prevede la liquidazione di Equitalia e la sua confluenza nell’Agenzia delle entrate al cui interno sarà creata una direzione riscossione ad hoc che dovrà agire con l’obiettivo di realizzare un «fisco dal volto più umano» nei confronti del contribuente anche, e soprattutto, attraverso un significativo abbattimento degli aggi. «Questa filosofia è in qualche modo anticipata dall’emendamento che, dando la possibilità di incrementare il numero delle rate e, conseguentemente, riducendone gli importi, libera risorse per l’economia», osserva Antonio Castricone. «Inoltre a guadagnarci è anche Equitalia che solo nel 2015 ha fatto registrare mancati incassi da rateazioni pari a un miliardo e mezzo di euro e che grazie a questo emendamento potrà incrementare le risorse e evitare ulteriori morosità». Il deputato abruzzese si è detto soddisfatto per l’approvazione dell’emendamento nonostante la riformulazione del testo che si è resa necessaria per superare le resistenze dell’Agenzia delle entrate (si veda ItaliaOggi del 16/7). «Avremmo voluto mantenere la possibilità di accedere alla rateazione anche prima dell’accertamento», spiega Castricone, «ma nel lavoro di mediazione che ha portato al via libera abbiamo dovuto cedere qualcosa. In ogni caso ci riteniamo soddisfatti. Quello che abbiamo portato a casa è sicuramente più di quello che abbiamo lasciato. Con questo emendamento si anticipa la riforma di Equitalia che non dovrà più essere vista come un ente vessatore. La riapertura dei termini della rateazione per cittadini e imprese che non hanno avuto la possibilità di pagare rappresenta una misura dal forte impatto economico e sociale». Giudizio positivo arriva da Enrico Zanetti, viceministro all’economia che in una nota lancia una vera e propria rottamazione delle cartelle esattoriali: «paghi tutta l’imposta senza alcun tipo di sconto, paghi pure gli interessi legali per aggiornare nel tempo il valore del debito, ma ti vengono tolte tutte le sanzioni e tutti gli interessi moratori». Così, «senza rinunciare a un euro delle imposte dovute l’Erario potrebbe incassare e molti contribuenti potrebbero vedere abbattuti di oltre il 50% i loro debiti residui e voltare pagina dopo una crisi durissima che ha messo molte imprese nella difficile condizione di diventare morosi verso il fisco per onorare i propri debiti con i dipendenti e i fornitori. Una misura del genere in legge di stabilità, in parallelo alle misure di riforma della riscossione, sarebbe una decisione assolutamente opportuna».

Valerio Stroppa e Francesco Cerisano

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