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Addizionali regionali da rifare

di Gianni Trovati

«Progressività» e analogia con gli scaglioni di reddito nazionale sono destinate a rivoluzionare le addizionali regionali all'Irpef. Anche i governatori, infatti, fino a oggi hanno differenziato le aliquote senza applicare il meccanismo progressivo che regola l'imposta nazionale, con un sistema analogo a quello applicato nei Comuni: in pratica, l'ammontare del reddito cambia l'aliquota complessiva che si applica su tutto il dichiarato, mentre il Fisco nazionale cambia la richiesta per ogni «quota» di reddito.

Il problema nasce dalla manovra-bis di Ferragosto, che «per assicurare la razionalità del sistema tributario nel suo complesso» (articolo 1, comma 11 del Dl 138/2011) chiede ai sindaci che vogliono differenziare le richieste fiscali in base al reddito del contribuente di seguire gli scaglioni previsti dalle regole nazionali. Un Comune che prevede tre aliquote, per esempio, potrà chiedere il 2 per mille ai redditi fino a 15mila euro, il 4 per mille a quelli che superano i 15mila ma non arrivano a 28mila e il 6 per mille a chi sta sopra quest'ultima soglia. Oltre ad «assicurare la razionalità», però, la regola chiede anche di «salvaguardare la progressività» delle richieste: secondo il ministero dell'Economia (si veda Il Sole 24 Ore del 5 novembre), questo significa che l'aliquota cambia per quote di reddito, come accade all'Irpef nazionale.

Il nodo, naturalmente, impatta anche sulle Regioni, che applicano aliquote più pesanti di quelle dei sindaci, altrimenti «razionalità» e «progressività» del sistema tributario rimangono un obiettivo irrealizzabile. Anche per loro, del resto, il congelamento del fisco introdotto nel 2008 tramonta dal prossimo anno.

Per avere un quadro definitivo occorrerebbe una norma complessiva perché quando la manovra-bis ha rivisto le regole per i sindaci non ha pensato all'effetto sull'Irpef regionale. Oggi sono cinque le Regioni che applicano aliquote differenziate a seconda del reddito, ma siccome la squadra abbraccia "campioni" come Piemonte e Lombardia i contribuenti interessati sono 16,4 milioni, quasi il 40% del totale.

In tutte le Regioni interessate si applica il meccanismo classico dell'Irpef locale: l'ammontare del reddito complessivo, al netto delle deduzioni, determina l'aliquota che si applica all'intero importo. Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Umbria lo spiegano direttamente nelle proprie regole, ma anche la legge della Lombardia ha lo stesso effetto.

Se le Regioni scegliessero di non rivoluzionare troppo il proprio panorama tributario, i conti sarebbero favorevoli per i contribuenti: la Lombardia, per esempio, dovrebbe ritoccare gli scaglioni (portandoli a 15mila e 28mila euro tondi), e con la progressività i redditi più alti avrebbero un piccolo sconto, perché sulla prima quota pagherebbero l'aliquota light. Si aprirebbero però problemi di gettito, soprattutto nelle Regioni (per esempio l'Emilia Romagna) che oggi hanno scaglioni frequenti e livellati verso il basso.

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