Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Addizionale Ires, si corre ai ripari

di Fabrizio G. Poggiani 

Posto l'obbligo di dichiarare il reddito minimo, le società non operative possono limitare i danni derivanti dall'applicazione della maggiorazione Ires del 10,5%, neutralizzando il reddito imponibile con le perdite fiscali pregresse, ancorché nel limite dell'80% del medesimo reddito. È una delle numerose indicazioni fornite dall'Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Irdcec) con la circolare n. 25/IR dello scorso 31 ottobre, in tema di società non operative, di cui all'art. 30, della legge n. 724/1994, dopo gli interventi della manovra di mezza estate, di cui ai commi da 36-quinquies a 36-duodecies, dell'art. 2, dl n. 138/2011, convertito con modificazioni dalla legge n. 148/2011.

Innanzitutto, il documento ricorda l'introduzione di due novità, inerenti all'introduzione di un'addizionale di 10,5 punti percentuali dell'aliquota ordinaria (27,5%) dell'Ires, che fissa al 38% lo stesso tributo, da applicarsi all'intero reddito imponibile e di una nuova fattispecie per le società che realizzano perdite fiscali per tre periodi d'imposta consecutivi o due periodi in perdita e uno in utile, ma al di sotto del reddito minimo, come determinato in base al comma 3, dell'art. 30, legge 724/1994.

La disciplina si rende applicabile alle società commerciali (personali o di capitali) e agli enti di ogni tipo con stabile organizzazione sul territorio nazionale, a prescindere dalla modalità di tenuta della contabilità (Agenzia delle entrate, circ. n. 25/E/2007), con la sola esclusione delle società cooperative, consortili e di mutua assicurazione (Agenzia delle entrate, circ. n. 140/E/1995 e n. 48/E/1997); di conseguenza, ai fini della relativa applicazione, non interessa se il soggetto è in regime di contabilità ordinaria e/o semplificata.

La maggiorazione, come rilevabile dalla relazione tecnica, deve essere applicata sul reddito dichiarato «_ anche nel caso in cui quest'ultimo sia superiore al reddito minimo_», con possibilità di portare in deduzione anche le perdite fiscali pregresse ma con due limiti, come indicato anche nella precedente circolare 14/09/2011 n. 24/IR (§ 10) del medesimo istituto: il reddito minimo, da considerare come base imponibile minima, e la restrizione nel riporto perdite nella misura dell'80% del reddito dichiarato, come introdotta dal dl n. 98/2011.

In presenza di società di capitali che partecipano in società di persone non operative (ma anche in presenza di consolidato fiscale), la maggiorazione deve limitarsi a colpire il reddito imputato per trasparenza dalla partecipazione, con la conseguenza che quest'ultimo deve essere tenuto separato da quello prodotto «direttamente», cui si rende applicabile l'aliquota ordinaria del 27,5%. Con riferimento all'ulteriore fattispecie di presunzione di non operatività della società, i dottori commercialisti ricordano che la norma tende a colpire, evidentemente, quel comportamento che risulta, in via di principio, antieconomico e privo di logica imprenditoriale; sul punto, si debbono nutrire alcune perplessità nel sostenere tale tesi, giacché molte imprese, pur realizzando perdite sistemiche pluriennali da componenti anche di natura straordinaria (riconversione delle attività, nella migliore delle ipotesi, forti perdite su crediti, in quella peggiore), non sono in grado di invertire la tendenza e non hanno vita facile nel procedere alla chiusura.

Posto ciò, il documento ricorda il meccanismo di ingresso tra le non operative per realizzo di perdite fiscali, evidenziando il rischio di far parte di questa famiglia già dal prossimo anno (2012), in presenza di perdite realizzate nel triennio 2009/2011, e che il triennio da verificare è «mobile», variando di anno in anno; per esempio, se la società è in perdita nel triennio 2012/2014, risulta di comodo nel 2015 ma se nello stesso anno realizza un reddito superiore a quello minimo, dal 2016 non farà più parte di questi soggetti. Sul tema della possibile disapplicazione (§ 6), la circolare ricorda che restano ferme «_ le cause di non applicazione della disciplina in materia di società non operative di cui al predetto art. 30 della legge n. 724 del 1994 _», con la possibilità di presentare la specifica istanza d'interpello, fatto salvo per quei soggetti per i quali si verifica una delle cause di esclusione indicate dall'ultimo periodo, del comma 1, dell'art. 30, della legge n. 724/1994 (Agenzia delle entrate, circ. 2/02/2007 n. 5/E § 4.1); di fatto, ancorché la dottrina sia divisa sul punto, possono beneficiare dell'esclusione «automatica» anche quelle società esonerate dal test, in aggiunta a quelle richiamate dal successivo comma 4-ter, e indicate nel provvedimento delle Entrate n. 23681/2008. Con riferimento alle ipotesi di disapplicazione mediante presentazione di interpello, di cui al comma 8, dell'art. 37-bis, dpr n. 60071973, per i dottori commercialisti è «_ dubbio se nel caso di società in perdita siano proponibili (_) le dette «oggettive situazioni» _», poiché la qualificazione come società di comodo prescinde dal mancato superamento del test di operatività; certo è che le società in perdita potranno indicare, nell'interpello «giustificativo», più che disapplicativo, la economicità del comportamento imprenditoriale (perdite per riconversione, fase di start-up ecc..) o la presenza di situazioni particolari che hanno portato alla realizzazione di perdite sistemiche (sopravvenienze passive, perdite su crediti). Infine, il documento evidenzia il pessimo coordinamento tra le cause di disapplicazione e la nuova presunzione, con particolare riferimento al periodo d'imposta nel quale la causa (di esclusione o disapplicazione) assume rilievo; gli autori risolvono la problematica affermando che si dovrebbe tenere conto, a tale fine, del periodo nel quale si rende applicabile la disciplina e non di quello in cui si verifica il presupposto riguardante il triennio precedente, estendendo la stessa indicazione con riferimento anche alle altre cause di disapplicazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa