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Addio ripresa 2013, crescita zero e quest’anno Pil giù del 2,1%

ROMA — Crescita «zero» per il 2013, dopo il corrente anno in cui la recessione viene «certificata » dal governo con una contrazione del Pil del 2,1-2,2 per cento. Sono queste le cifre che con tutta probabilità il ministro del Tesoro Vittorio Grilli inserirà nella «nota di aggiornamento » al Def (Documento di economia e finanza) che sarà esaminata dal consiglio dei ministri di oggi. Le previsioni di Via Venti Settembre sono notevolmente corrette al ribasso: nell’aprile scorso per il 2013 la stima segnalava uno striminzito 0,5 accompagnato tuttavia dal segno «più», anche per quest’anno il risultato è assai peggiore delle previsioni, circa un punto rispetto al +1,2 per cento della primavera scorsa, con la probabilità di arretrare al 2,1-2,2 per cento.
Nonostante la caduta dell’economia le norme del «fiscal compact» ci consentono di rimanere nell’ambito degli impegni europei: il pareggio di bilancio è infatti «strutturale» cioè al netto degli effetti della congiuntura negativa e non dovrebbe allontanarsi troppo dal mezzo punto, mentre per quest’anno il deficit- Pil nominale si appesantirebbe slittando dall’1,7 per cento di aprile al 2,2 per cento.
Il quadro fosco del resto era già stato ampiamente delineato: in luglio la Banca d’Italia già stimava per il prossimo anno un caduta dello 0,2 del Pil; più recentemente la Confindustria, ha indicato -0,6 per cento e l’Ocse -0,5 per cento.
Come ha ripetuto nei giorni scorsi Grilli, non ci saranno ulteriori manovre correttive (le ultime tre sono state di 81,3 miliardi) ma la legge di Stabilità (varo entro il 10 ottobre) dovrà disinnescare la mina della pressione fiscale e, secondo le richieste di partiti e sindacati, trovare anche le risorse per il rilancio dell’economia. La priorità per il Tesoro è la ricerca dei 6,5 miliardi per scongiurare l’aumento dell’Iva.

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