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Addio privatizzazioni sale il salario minimo Borsa ko, fuga dai bond

Stop alle privatizzazioni del Pireo e della società elettrica pubblica. Via libera al rialzo dello stipendio minimo. Minaccia di veto sulle sanzioni Ue alla Russia. Cittadinanza ai figli di immigrati nati in Grecia. Riassunzione di parte dei lavoratori licenziati. Assistenza sanitaria gratuita estesa a tutti. Il governo di Alexis Tsipras parte (almeno a parole) con il botto. E malgrado le frasi rassicuranti del premier — «non vogliamo andare allo scontro con i creditori» — entra subito in rotta di collisione con la Ue e con i mercati. Scossi, questi ultimi, anche dalle voci relative ad un possibile “dimissionamento” del governatore della Banca di Grecia, Yannis Stournaras.

«Atene ha preso degli impegni e noi ci aspettiamo che li mantenga», aveva aperto la giornata Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione. Se il buongiorno si vede dal mattino avrà da aspettare parecchio. I neoministri dell’esecutivo Syriza-Anel hanno già fatto a pezzi in meno di 24 ore il memorandum firmato da Samaras. Hanno annunciato il taglio del ticket sanitario, il ritorno dei contratti collettivi e la tredicesima ai pensionati poveri. Punti fermi del programma, certo. Ma anche un drappo rosso sventolato davanti ai creditori, tanto che lo stesso Tsipras a fine giornata è intervenuto chiedendo ai colleghi lo stop alle esternazioni. «Le priorità — avrebbe spiegato — saranno presentate in Parlamento in occasione del voto di fiducia della prossima settimana ». Il debutto pirotecnico del governo di Syriza non è piaciuto ai mercati. La Borsa di Atene ha chiuso in calo del 9,2%, le banche sono crollate del 26% e il rendimento dei titoli a tre anni è schizzato al 17%. In serata, ciliegina sulla torta, è arrivato l’intervento di Standard & Poor’s che ha messo sotto osservazione per una possibile bocciatura il debito ellenico. Scricchiolii registrati con preoccupazione anche dal neo-premier che ha incassato le critiche di Podemos per l’assenza di donne nel governo e il plauso di Alba Dorata «per le aperture alla Russia ». Amarezze cancellate in parte dalla telefonata di congratulazioni di Obama («Devi fermare l’austerity», gli avrebbe detto, ricordando che pure lui aveva i capelli neri quando è entrato alla Casa Bianca). La diplomazia però continua a muoversi. Il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem — in arrivo ad Atene domani — si è già sentito con il ministro delle finanze Yannis Varoufakis. E quest’ultimo, pur definendo l’austerity un “errore tossico” si è detto certo che non ci saranno duelli con la Ue. «Noi rispondiamo solo al nostro popolo e non possiamo deluderlo — ha ricordato Tsipras ai ministri — . Non andremo in default. Tratteremo ma non arriveremo al tavolo dei negoziati sottomessi». Il vero obiettivo è «un taglio del debito per interrompere la catastrofe sociale». Taglio escluso ieri dal presidente della Commissione Ue Juncker: «Gli altri Paesi della zona euro non lo accetteranno». Il percorso, basta vedere la fuga degli investitori (si teme anche dei risparmi) da tutti i titoli ellenici, sarà in salita. E la sinistra europea si è candidata al ruolo di pontiere: oggi arriva sotto il Partenone il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz, Varoufakis ha sentito il ministro Pier Carlo Padoan. E Francois Hollande ha invitato Tsipras a Parigi prima del prossimo Consiglio europeo a metà febbraio. Il lavoro da fare è molto. «Lo stop alle privatizzazioni è un fatto grave — ha detto Sigmar Gabriel, ministro dell’economia tedesco — . La Grecia fuori dall’euro? Non sarebbe grave come tre anni fa». Si vedrà. Tsipras intanto ha provveduto a dare qualche segnale di svolta anche sul fronte interno. Ha fatto eliminare le transenne anti-manifestanti messe davanti al Parlamento da Samaras. Poi ha attaccato gli oligarchi dando l’ok a Varoufakis per una decisione attesissima: «Taglieremo le consulenze del mio dicastero per riassumere le addette alla pulizia licenziate », ha annunciato il ministro. Un centinaio di donne, i guanti di plastica sono il simbolo della loro lotta, accampate da mesi sotto il ministero da cui sono state cacciate e diventate un simbolo della lotta contro l’austerità. «Lavorerò pensando alle lacrime di chi soffre e non ai mercati e allo spread», ha detto Varoufakis insediandosi. Se è davvero così — visto l’applauso che gli hanno tributato le pasionarie delle pulizie e malgrado il disastro in Borsa — ieri per lui è stata una bella giornata.
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