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Addio a Piazza Affari la moda finanziaria ora si chiama delisting

Nonostante la pandemia tante aziende hanno deciso o subìto il lancio di un’Opa che le porterà a dire addio a Piazza Affari. Dopo Segafredo Zanetti e Techedge la prossima sarà il colosso del packaging Ima (ieri l’Opa si è chiusa con adesioni al 90%). A breve partirà l’Opa obbligatoria di Investindustrial su Guala Closures e, anche se l’ad Marco Giovannini non ha ancora sciolto le riserve sul suo 24,9, sono in molti a scommettere che la società dei tappi per la seconda volta saluterà la Borsa. Investindustrial, che del gruppo ha il 48,9%, a febbraio lancerà un’Opa finalizzata al delisting a 8,2 euro per azione. E gli esperti sono pronti a scommettere che anche nel 2021 ci saranno tante operazioni di M&a soprattutto in settori come le banche (tra cui Creval) e il fintech (dove è alle battute finali la gara per Cedacri).
Nel mirino finisco le belle pmi tricolori, che magari sono state dimenticate dagli investitori o sono al centro di un passaggio generazionale che necessita di un partner finanziario. Insomma un po’ quello che è successo ai Vacchi con Bc Parteners su Ima e due anni fa ai Recordati con Cvc, che peraltro ha quasi raddoppiato il suo investimento, lasciando l’azienda quotata.
La prossima indiziata per gli esperti è Cerved, che due anni fa era stata oggetto dell’interesse di Advent, senza poi trovare un accordo: nel marzo 2019 il fondo di private equity aveva messo sul piatto un’Opa a 9,5 euro per azione, il 25% in più rispetto alle quotazioni di ieri. Sempre Cerved un anno fa aveva quasi finalizzato un accordo con Intrum per la sua divisione di crediti deteriorati, trattativa che poi è sfumata per lo scoppio della pandemia. Tra le aziende che hanno perso molto valore in Borsa c’è anche Tesmec, società specializzata nella costruzione di infrastrutture elettriche che da un anno a questa parte ha perso il 60% del suo valore. Dopo aver concluso con successo una ricapitalizzazione da 35 milioni il gruppo ne capitalizza 53, e ha davanti a sé importanti commesse con Terna e altri operatori sulla transizione energetica. Simili considerazioni valgono per Biesse, che però in un anno ha guadagnato il 40% ( grazie al rally delle ultime settimane), ma che vale meno della metà dei massimi 2018. La società di pialle per il legno è stata in passato oggetto dell’interesse dei private equity, ma finora ha sempre rifiutato ogni corteggiamento. Infine nelle sale operative si segnalano volumi sospetti su MutuiOnline: il gruppo del fintech è sui massimi, ha raggiunto una capitalizzazione di 1,5 miliardi e chissà che a questi valori non ci possano essere anche avvicendamenti nell’azionariato.
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