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Addio di Passera, Mps avanti col piano Jp Morgan

Rottura definitiva tra Corrado Passera e il Montepaschi. Dopo un primo piano, presentato in luglio, e un nuovo approccio il 13 ottobre, ieri la lettera dell’ex banchiere: «L’atteggiamento di totale chiusura» della banca «ci costringe a ritirare la nostra proposta», parlando anche a nome degli investitori che avevano già espresso «lettere di interesse ufficiali» per circa 2 miliardi, nell’ambito di un piano che prevedeva anche l’assunzione di «un impegno a garantire l’aumento di capitale in opzione per 1-1,5 miliardi». Qualche ora di tempo e arriva la risposta del Monte: «La proposta era non vincolante, formulata per conto di investitori di cui non sono state rese note le generalità e non ancora “solidificata” » . Ambienti vicini al top manager hanno a loro volta ribattuto che «la proposta sarebbe divenuta vincolante solo all’espletamento della due diligence, con esito positivo». In Borsa il titolo ha ignorato le polemiche, aprendo in netto rialzo (+4%) e poi concludendo la giornata su valori più contenuti (+0,74%) ma comunque in controtendenza rispetto all’indice.
Finisce così il tentativo di portare avanti i due progetti di rafforzamento patrimoniale in parallelo (e magari di integrarli strada facendo). Si procede quindi con il solo piano di ricapitalizzazione elaborato insieme agli advisor Jp Morgan e Mediobanca, che tra l’altro stanno accompagando in questi giorni l’ad Marco Morelli in giro per il mondo, per contattare investitori disposti a metter mano al portafoglio in modo qualificato (gli Anchor investor): fino a venerdì saranno negli Usa, poi sarà la volta dell’Asia e della City. Tra aumento di capitale e conversione dei bond bisogna arrivare a quota 5 miliardi. La banca nel frattempo ha deciso di sollecitare le deleghe di voto in vista dell’assemblea.
Nella lettera Passera scrive che «sono state negate le condizioni minime per procedere» perdendo tempo prezioso ponendo «condizioni impraticabili »; secondo il cda di Mps invece la decisione è basata «su argomentazioni infondate e incompatibili con la necessità della banca di assicurare parità informativa tra i suoi potenziali investitori ». E ancora: secondo Passera il piano di risanamento del cda doveva essere «più robusto » (ad esempio come cost/income), assegnando ai vecchi azionisti un ruolo maggiore (nella versione portata avanti dal Monte non ci sarà il diritto di opzione) e con minor ricorso alla conversione dei bond subordinati.

Vittoria Puledda

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