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Addio Mps, Caltagirone in Unicredit

di Fabrizio Massaro

MILANO — Francesco Gaetano Caltagirone si ritira dal Monte dei Paschi e punta su Unicredit rilevando un pacchetto rilevante di Piazza Cordusio, sembra attorno all'1%. L'ingegnere romano, fino a pochi giorni fa vicepresidente e secondo azionista dell'istituto senese, ha dato ieri le dimissioni dal Consiglio di amministrazione della banca. Caltagirone, autosospesosi lo scorso 10 novembre in seguito alla condanna a 3 anni e 6 mesi nel processo Unipol-Bnl, avrebbe dovuto essere reintegrato nelle funzioni all'assemblea di Mps del primo febbraio, ma questa decisione rende superfluo il voto dei soci. Nello stesso tempo l'ingegnere romano è sceso dal 4,7% all'1,33% circa in Mps. Il disimpegno è stato repentino: ha cominciato a vendere a dicembre per poi liquidare gran parte delle quote a gennaio, proprio mentre partiva il maxi-aumento di capitale di Unicredit da 7,5 miliardi, che si chiude oggi. Contemporaneamente Caltagirone avrebbe rilevato proprio un corposo pacchetto di azioni di Piazza Cordusio, sembra sopra l'1% anche se lontano dal 2%. «No comment» da fonti vicine all'ingegnere, ma la notizia è confermata da fonti bancarie.
La scelta di Caltagirone di lasciare Mps, in cui era entrato nel 2003, è legata a diversi aspetti. Dal punto di vista strategico, pesa l'incertezza sugli assetti azionari dell'istituto senese, visto che la Fondazione, carica di 950 milioni di debiti, deve vendere un corposo pacchetto del suo 48%, attorno al 15%, per ripagare le banche creditrici. Inoltre la prossima uscita di Giuseppe Mussari dalla presidenza lo priva di un interlocutore stabile e a lui vicino. Infine ha inciso la nuova disposizione introdotta dal governo Monti (l'art. 36 della legge 214 del 2011) sull'incompatibilità delle cariche contemporanee in banche e assicurazioni. Caltagirone l'ha interpretata restrittivamente, dichiarando di volere «optare per la carica di vicepresidente delle Generali», come indicato in una nota della banca.
Ma è un disimpegno pieno da Mps? Fonti senesi qualificate dicono di no, tanto che il prossimo consiglio di Mps potrebbe optare al posto di Caltagirone (ma non come vicepresidente) un soggetto dell'entourage dell'ingegnere romano. Dalla cessione delle azioni ha incassato circa 50 milioni, ma il risultato è comunque in perdita: i titoli erano in carico fra 0,80 e 1 euro, e la vendita è avvenuta fra 0,25 e 0,31 euro.
L'investimento in Unicredit dovrebbe invece avergli già dato soddisfazioni economiche: all'inizio dell'aumento il titolo era precipitato a 2,20 euro mentre ieri ha chiuso a 3,82 euro, +0,58%. Si vedrà adesso se Caltagirone vorrà incidere sulla governance di Piazza Cordusio, visto che c'è a maggio da nominare un nuovo Consiglio di amministrazione. Di certo l'ingresso sarebbe visto con favore dai soci storici, come la fondazione Crt, dal vicepresidente Fabrizio Palenzona, e anche da Mediobanca, capofila del consorzio dell'aumento insieme con Merrill Lynch. Potrebbe servire a rafforzare il «nocciolino duro» di Unicredit accanto a De Agostini, Diego Della Valle e Leonardo Del Vecchio — già suoi compagni di strada in Generali, così come anche la Crt, socia del Leone attraverso la holding Effeti. Puntellerà la discesa delle Fondazioni dal 14% al 12% circa, e bilancerà la presenza degli arabi di Aabar (Abu Dhabi) con il 6% potenziale, dei libici con il 4% complessivo, e degli americani di Capital Reseach (al 5,4%) e Blackrock (al 3,1%).
 

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