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“Addio Equitalia” ora 2.500 sindaci riscuotono in autonomia

«Confermo: entro l’anno bye bye Equitalia», torna a ribadire il premier Renzi, stavolta ai microfoni di Rtl. «Equitalia non ci sarà più e questo non vuol dire che non si pagano le multe, ma si pagano in modo diverso: te lo segnalo, te lo ricordo, ti mando l’sms, ti dico ehi non fare il furbo». In attesa di capire come avverrà la riscossione di Stato (Equitalia scompare per decreto, ma le sue funzioni no), quella locale già marcia da tempo sulla strada dell’autonomia. Sebbene la vita dopo Equitalia non sia proprio una passeggiata di salute.
Otto proroghe in cinque anni – e la nona inserita nel decreto enti locali ora alla Camera, di altri sei mesi fino al 31 dicembre – della norma voluta da Monti (il decreto 70 del 2011) per il distacco dalla casa madre, si traducono in una mappa a macchia di leopardo. Al Nord i grandi Comuni fanno da sé da tempo, in primis Torino (dal 2005) e Milano. E anche con soddisfazione. I medi spesso si consorziano, anche con l’aiuto dell’Anci. I piccoli annaspano e per lo più si tengono Equitalia. Il Sud arranca.
I sindaci rimasti con il gigante della riscossione ad oggi sono 3.636 da 6.161 del 2011 (gli altri 2 mila avevano già privatizzato il servizio ben prima del decreto 70). Un 41% in meno. Più di 2.500 Comuni dunque hanno deciso nell’ultimo quinquennio di nuotare in solitaria nel mare magnum di multe e tributi. Con alterne fortune. Equitalia invita a guardare però le cifre del suo riscosso dai Comuni, tracollato sì del 72% – da 3 miliardi a 885 milioni dell’anno scorso – ma molto di più nella componente volontaria (da 2 miliardi a 335 milioni) che nella coattiva (da uno a mezzo miliardo). Per il “braccio armato” dell’Agenzia delle entrate significa una cosa sola: i sindaci si tengono le cose facili (l’avviso, il sollecito, l’sms per dirla alla Renzi) e lasciano a noi la faccia feroce (fermi, ipoteche, ganasce).
È vero in molti casi, non in tutti. Com’è vero che affidare il pacchetto completo a società private (ne esistono 71) spesso si è rivelato disastroso, tra ruberie e malaffare, vedi cronache giudiziarie. Oltre al fatto che sono care. In media – ha rivelato Ernesto Maria Ruffini, ad di Equitalia – chiedono un aggio tra il 20-25% contro il 6% massimo della società pubblica, da poco abbassato di due punti. Non è sempre così, certo. Ma è un fatto che ora i Comuni privilegiano la soluzione interna (tutta la filiera, dall’accertamento al ruolo, oppure solo le “cose facili”) o al massimo in house (spa controllata).
«La soluzione ibrida, con il recupero coattivo esternalizzato, è frequente specie nei Comuni piccoli o meno attrezzati», conferma Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile Finanza locale dell’Anci. Perché i sindaci mollano Equitalia? «Per le maniere forti, le ganasce fiscali, il fermo macchine. C’era crudeltà esattiva anche per importi modesti, solo da poco attenuata. E poi Equitalia recupera per i Comuni solo il 10-12% in media. Ad Ascoli appena il 5-6%, da soli possiamo arrivare al 40% senza troppi sforzi. Il punto è che occorre una riforma vera della riscossione anziché proroghe continue, la invochiamo da tempo. Equitalia ha lo strumento del ruolo, noi possiamo usare solo l’ingiunzione fiscale, regolata da un regio decreto del 1910».
Chi è uscito da Equitalia esalta dialogo, fiducia e umanità recuperati verso i cittadini. A Livorno il Comune Cinquestelle ha brevettato Serpichino, un software innovativo per incrociare le banche dati messo a disposizione di tutta la Regione. «Equitalia è al 10%, noi al 21,64% di riscosso», si esalta l’assessore Gianni Lemmetti. Anche a Firenze sono soddisfatti per la decisione dell’allora sindaco Renzi di staccarsi, nel 2013. «Il sistema dei solleciti è un successo», rivela l’assessore Pd Lorenzo Perra. L’unione dei Comuni modenesi (otto città terremotate) ha raddoppiato il riscosso, «il cittadino non si sente rimbalzato, anche se le cose grosse le facciamo con Equitalia », assicura il responsabile tributi Pasquale Mirto. A Verona, dal 2014 fa tutto la Solori, società in house con 22 dipendenti: «Stesso aggio di Equitalia, lavoriamo a cottimo: più riscuotiamo, più guadagniamo», spiega il direttore generale Alessandro Tatini. A Bologna, il servizio è affidato dal 2012 a un raggruppamento di imprese che ha vinto la gara indetta dalla Consip regionale. I soldi recuperati sono accreditati direttamente sul conto corrente del Comune. «Solo di multe siamo al 30%, dieci punti sopra Equitalia », racconta Mauro Cammarata, responsabile Ragioneria.
Bye bye Equitalia, allora. E senza molti rimpianti.

Valentina Conte

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