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Addio «. com» arriva l’era della Rete personalizzata

di Paolo Ottolina

MILANO — Verrà un’epoca in cui guarderemo ai «. com» e ai «. org» come a un reperto della prima era di Internet? Forse sì, se la rivoluzione del Web appena varata andrà in porto. Dal 2013 su Internet potremo imbatterci in indirizzi che finiranno con suffissi oggi impossibili. «. facebook» , «. apple» , «. microsoft» , «. ferrari» , «. prada» , «. corriere» e così via. Una liberalizzazione completa di quel pezzettino finale dell’indirizzo Internet che tecnicamente si chiama «dominio di primo livello» . Ora sono 22 e comprendono i famosissimi «punto com» , «punto org» , «punto net» che ci fanno compagnia dal debutto del World Wide Web (insieme a oltre 250 domini geografici, come il nostrano «. it» ). Entro un paio d’anni saranno migliaia, con la fantasia come unico limite. L’Icann, organizzazione mondiale che gestisce numerosi aspetti dell’infrastruttura di Internet, ha approvato un piano che prevede la possibilità per ogni azienda o organizzazione di creare nuovi domini di primo livello, anche utilizzando il proprio nome. «Gli indirizzi Internet potranno finire con quasi qualsiasi parola in qualunque lingua» , afferma l’Icann. E i suoi manager aggiungono un pizzico di retorica per commentare la svolta: «Scateneremo l’umana immaginazione globale » , dice il presidente dell’organizzazione Rod Beckstrom. E il direttore Peter Dengate Thrush rilancia: «La decisione di oggi apre la porta a una nuova era di Internet» . Il calendario è stato definito. La richiesta dei nuovi domini potrà essere fatta dal 12 gennaio fino al 12 aprile. Icann si è invece impegnata a rendere operativi i nuovi indirizzi entro la fine del 2013. Insomma, entro un paio d’anni, solo per fare qualche esempio, potremo digitare sul pc cose come www.iphone.apple o www.cinquecento.fiat o www.vespa. piaggio. Probabilmente però non ci sarà un www. parrucchiera. marisa o un www. pizzeria. bellanapoli. Le piccole attività personali e le pagine personali saranno tagliate fuori. Semplice ragione di costi. Avanzare la richiesta di accesso ai nuovi domini costerà 185 mila dollari (circa 130 mila euro). E se ne pagheranno altri 25 mila (17.400 euro) l’anno per la licenza. Insomma, sull’Icann — che dovrebbe essere un ente senza fini di lucro— pioveranno milioni di dollari. Gli addetti ai lavori sono più cauti nel parlare di nuova era del web. «Concettualmente la scelta può essere rivoluzionaria — spiega Andrea Rangone, docente e direttore degli Osservatori del Politecnico di Milano —. Ma da quasi 20 anni usiamo un gergo del web di cui il ". com"e gli altri domini fanno parte. Non sarà un cambiamento senza costi, a livello di abitudini» . E poi, aggiunge Rangone, nell’era di Google l’indirizzo Internet conta paradossalmente meno: «Ha perso importanza a livello mentale. Si fa più in fretta a digitare il marchio nel motore di ricerca piuttosto che a scriverlo per esteso» . Ma nonostante questo, è certo che le aziende importanti non si faranno sfuggire il dominio personalizzato: «Tutti lo compreranno, se non altro come opzione strategica. Anche se i vantaggi di marketing sono tutti da verificare» , conclude Rangone.

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