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Addio codice segreto, basta un telefonino ecco la seconda vita del vecchio bancomat

MILANO — Non ci ha (quasi) mai negato un po’ di soldi quando ne avevamo bisogno. È stato la nostra àncora di salvezza quando ci siamo trovati all’estero senza contanti o con una bolletta in scadenza da pagare dopo la chiusura della Posta. E oggi che compie trent’anni, l’angelo custode dei nostri portafogli, alias il Bancomat, si prepara a reinventarsi una second-life. Riciclandosi come arma letale acchiappa-evasori e regalandosi, se la merita, un vero volto umano.
La sua prima vita è iniziata il 23 novembre 1983, quando le banche tricolori hanno lanciato la tessera per prelievi in contanti (si chiamava Carismat). Sembrava uno sfizio da iper-modernisti, un giocattolo per invasati di nuove tecnologie. Errore: la moneta di plastica ha rivoluzionato in tre decenni il traffico dei soldi nelle tasche degli italiani. Oggi nel Belpaese ci sono 33,2 milioni di card, più di uno ogni due abitanti e 48mila distributori automatici di denaro. Il numero di operazioni è decollato: lo usiamo 3.472 volte al minuto (notti e festivi compresi). In banca, al Pos del salumiere, al casel-
lo dell’autostrada o per ricaricare il telefonino. E nel mondo virtuale delle carte di debito transitano operazioni per 210 miliardi l’anno (più del 10% del nostro Pil) senza che passi di mano una banconota. Una montagna d’oro destinata a crescere visto che nel nostro paese il contante la fa ancora da padrone (vale l’82% delle transazioni contro il 66% della media europea) e che gli acquisti via Bancomat «sono cresciuti nel 2012 del 20% a 78 miliardi », come calcola Sergio Moggia, direttore generale del Consorzio Bancomat.
Tanta gloria, tanti nemici. E in effetti il successo è stato direttamente proporzionale al boom delle frodi. Si rubano codici e Pin con telecamere nascoste, grazie a sensori sulle tastiere o con l’invio di mail “farlocche” che ingannano il titolare. Si blocca (lo chiamano “Cash trapping”) la fessura da cui esce il denaro con una forcina per poi prelevarlo appena il cliente se ne va. «Il livello di irregolarità resta bassissimo, pari allo 0,001% dei volumi», assicura Moggia. Il valore dei furti “informatici” è però vicino al miliardo malgrado armi di difesa efficaci come l’invio di sms ad ogni operazione.
I numeri, comunque li si legga, sono la storia di un successo anche visti con l’ottica capovolta delle truffe. Ma oggi, a trent’anni, la moneta di plastica è pronta a cambiar vita. La prima novità è l’impegno militante come 007 anti-evasione a disposizione del Fisco. Dal primo gennaio 2014 medici, avvocati e liberi professionisti saranno obbligati a installare i Pos per i pagamenti.
Provvedimento che abbinato ai limiti ai contanti — anche se il tetto di utilizzo ai 50 euro resta un sogno — «porteranno più trasparenza ai flussi di denaro», dice il numero uno del Consorzio. Quando la Corea del Sud, una decina di anni fa, ha adottato norme di questo tipo è riuscita a far emergere il 5% del suo sommerso. Cifra che in Italia varrebbe qualcosa come 20 miliardi l’anno.
La second-life del Bancomat, però, avrà anche un aspetto tecnologico. Il laboratorio di queste sperimentazioni sono gli Stati Uniti.
La Wintrust, una banca di Chicago, sta trasformando i suoi 180 distributori per farli dialogare con gli smartphone. Si programmano le operazioni a distanza con il telefonino, prelievi compresi. E una volta arrivati all’Atm, basta battere il codice o avvicinare il cellulare per ritirare i quattrini in pochi secondi. La vera svolta però è la nascita del Video- Bancomat tuttofare. Lo sta sperimentando Bank of America. Dove gli Atm, oltre alle funzioni tradizionali, saranno in grado di collegarsi sullo schermo con un dipendente in carne e ossa, pronto a dialogare e garantire tutte le operazioni come in agenzia, 24 ore su 24. Dare un’anima al denaro sarà difficile. Ma la moneta di plastica — all’alba dei trent’anni — è riuscita almeno a regalarsi un volto.

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