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Addio Borsa? Quota Sea all’asta

MILANO — La Provincia di Milano corre ai ripari dopo lo stop alla quotazione di Sea mettendo in gara il suo 14,5% della società degli aeroporti di Linate e Malpensa. Il piano B della Provincia, necessario per poter rispettare il patto di stabilità, indica per le azioni una base d’asta di 4,4 euro che valorizza la società 1,1 miliardi, oltre la forchetta dell’ipo — da 3,2 a 4,3 euro — che però non ha attratto sufficienti investitori. Ma proprio sulle cause del fallimento della quotazione ieri sono tornati alla carica Sea e Comune di Milano, primo socio al 54,8%, con un esposto in Consob contro F2i, secondo socio al 29,7% (e sembra anche in Procura), che dovrebbe essere depositato oggi. Nel mirino, le critiche — rese pubbliche — di F2i all’intera operazione, che avrebbero scoraggiato gli acquirenti.
Direttamente interessato alle quote di Asam (la holding della Provincia) in Sea è proprio F2i, anche se il fondo guidato da Vito Gamberale non si sbilancia in attesa dei dettagli del bando. Certamente il prezzo base di 160 milioni è alto, anche se inferiore alla valorizzazione di 1,3 miliardi attribuita a Sea da F2i quando un anno fa rilevò il suo pacchetto dal Comune («Il migliore affare del decennio», l’ha definito ieri il sindaco Giuliano Pisapia). Sono comunque ammesse offerte al ribasso «previa verifica della congruità». C’è poi un tema più politico: F2i potrebbe essere accusato di aver fatto saltare l’ipo per proporsi ad Asam come acquirente (mentre non avrebbe potuto comprare in Borsa, pena l’obbligo di opa): «Sarebbe un’ammissione di colpa», ha detto la capogruppo Pd in consiglio comunale, Carmen Rozza.
Ma anche il Comune deve decidere che fare del suo 54,8% vincolato con F2i in un patto parasociale che attribuisce 5 consiglieri a Pisapia e 2 a Gamberale: due soci che devono tornare a parlarsi, pena uno stallo nella governance. Vendere o tenere? Esclusa una cessione parziale, la linea di Pisapia è rinviare la decisione al dopo-elezioni, quando scade anche il board presieduto da Giuseppe Bonomi. Se Milano ottenesse dal governo l’esenzione dal patto di Stabilità per Expo, potrebbe non dover vendere. In alternativa, una gara per tutta Sea valorizzerebbe al massimo la società. Ieri comunque è stato giorno di accuse: a far fallire l’ipo è stata «una conflittualità a senso unico della governance che ha preoccupato il mercato e ha bloccato, o addirittura portato al recesso, chi voleva investire in azioni Sea», ha detto Pisapia «Faremo di tutto perché se ci sono state responsabilità colpose o dolose vengano individuate».

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