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Addio «bad bank» ma la normalità è relativa

Il film di un mondo che cambia. Dopo quattro anni di ininterrotta attività, l’Osservatorio Banca Impresa 2030 ha confermato la capacità di interpretare il profondo cambiamento determinato dalle tecnologie digitali nel mondo delle imprese e del credito.

Nato nel 1997 in seno alla Liuc, l’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, per intuizione e volontà di Anna Gervasoni, docente dell’ateneo e direttore generale dell’Aifi, l’associazione del private capital, l’Osservatorio ha recentemente concluso il quarto anno di lavori alla presenza del rettore della Liuc, Federico Visconti, confermando la propria capacità di individuare le tendenze trasformanti verso il traguardo del 2030. Merito dei componenti dell’Osservatorio, che nel corso degli anni hanno contribuito con lavori di grande rilievo. Anna Maria Tarantola già vice direttore generale della Banca d’Italia e Giovanni Gorno Tempini, presidente di Cdp, sono dal primo giorno anima delle attività dell’Osservatorio. Che poi si avvale di un Comitato scientifico di assoluto rilievo, con la presenza di Giuseppe Castagna (ceo di Banco Bpm), Massimo Doris (Banca Mediolanum), Alessandro Fori (Finecobank), Gian Maria Mossa (Banca Generali) Carlo Messina (Intesa Sanpaolo), Andrea Munari (Bnl), Alessandro Profumo (Leonardo), Corrado Passera (illimity), Renato Pagliaro (Mediobanca), Pietro Sella (Gruppo banca Sella) oltre ai due nuovi arrivati Flavia Mazzarella (Bper Banca) e Pier Carlo Padoan (Unicredit).

A loro, si sono affiancati nell’ultima sessione di lavori Innocenzo Cipolletta (Aifi e Febaf), Mattia Mastroianni (Banco Bpm), Victor Massiah, Roberto Nicastro (Aidexa), Giovanni Brugnoli, vice presidente nazionale di Confindustria e Alessandra Perrazzelli, vice direttore generale della Banca d’Italia.Best seller

La digitalizzazione del Paese, delle sue attività economiche e finanziarie rappresenta la tendenza più rilevante di questi anni. Con effetti ampi e non completamente definiti. Lo ha confermato, nella recente riunione semestrale, il lavoro di Federico Bonanni per Kpmg, da sempre partner dell’Osservatorio. Bonanni si è concentrato sui prestiti non performanti, che negli ultimi cinque anni hanno rappresentato la prima emergenza del sistema creditizio italiano. Come si vede nella tabella in alto, è stato il gruppo Unicredit il best seller del settore, con la cessione di portafogli per 12,8 miliardi di euro (dati al 22 aprile scorso), con Intesa, Banco Bpm e Mps alle spalle, mentre tra gli acquirenti il più attivo è stata la controllata pubblica Amco, seguita dal Credito Fondiario e, a sopresa, da due realtà medio piccole ma molto dinamiche come illimity e Banca Ifis.

Per proiettare questi portafogli fuori dal perimetro dei propri bilanci, le banche hanno dovuto creare realtà nuove, affidarsi a società specializzate, in alcuni casi rafforzare il capitale per non finirne travolti.

Dopo un lavoro di profondità, oggi il risultato più evidente è la rinnovata solidità del sistema creditizio nazionale, anche se nel frattempo è cambiato il focus. All’interno della cornice che unisce tutte le esposizioni non performanti (Npe) l’attenzione è passata dagli Npl, pratiche di legacy, agli Utp, ovvero aziende in difficoltà che hanno però ancora una ragionevole chances per tornare in bonis. Un cambiamento di posizione sostanziale, che interessa e influisce direttamente sul mondo creditizio, mentre è sostanzialmente sparito dal lessico quotidiano del business il termine bad bank, superato in pochi anni dagli eventi.

Hanno invece assunto quotidiana importanza i dettagli tecnici dei portafogli di titoli non perfomanti, la «pulizia» della base dati, gli archivi che non sempre custodiscono tutti i documenti. Non è mancata, da parte dell’Osservatorio, l’attenzione alle nuove monete, a loro volta esposte agli effetti della rivoluzione elettronica. Ma se da un lato la stessa Banca d’Italia sta sostenendo lo sviluppo dell’euro digitale, dall’altro lo tsunami causato dall’affermarsi delle blockchain causa qualche profonda preoccupazione, perché questo genere di attività stanno di fatto allargando la base monetaria senza che si individui un debitore di ultima istanza.Momento dinamico

Preoccupazioni che si confrontano con innegabili vantaggi: l’uso avanzato di ampie basi di dati elettronici consente una concessione di credito più rapida nei termini e in grado di essere deliberata analizzando, come elemento indicatore delle propensioni future, i flussi di cassa (elemento dinamico) anziché i bilanci (elemento statico). Ma la digitalizzazione ha anche influito sugli investimenti, sia del singolo risparmiatore che sempre più frequentemente utilizza le app per disporre del proprio denaro, che nell’industria. I fondi di fondi che utilizzano l’effetto leva per muovere risorse fino a tre volte il valore degli asset basano la propria operatività su basi di dati sempre più ampie e analitiche. Il sentiero è tracciato. Il prossimo appuntamento, fissato per il 15 novembre, affronterà il tema della internazionalizzazione, con le implicazioni che l’economia digitale impone.

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