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Addio all’articolo 18 il Jobs act è legge scontri prima del voto

Il Jobs act è legge. Il Senato ieri sera ha votato la fiducia, posta dal governo – la numero 32, un record in soli nove mesi con 166 sì, 112 no e un astenuto (maggioranza a 140). Il testo quindi passa in terza lettura senza modifiche rispetto alla versione della Camera, grazie anche al voto favorevole della minoranza dem, 27 senatori del Pd allineati per «senso di responsabilità». «L’Italia cambia davvero», esulta il premier Renzi su twitter. Testo «significativamente cambiato e migliorato», dichiara il ministro del Lavoro Poletti, in un giorno ad altissima tensione. A pochi metri da Palazzo Madama, mentre i senatori votano, studenti, precari, disoccupati, movimenti sfilano nelle vie di Roma al grido “Circondiamo il Senato” e “Chi ha scritto il Jobs act andava a cena con la cricca di Carminati e Alemanno. Vergognatevi!” (il riferimento è ad una foto del 2010 dove compare anche Poletti, all’epoca presidente della Legacoop). Quando il corteo prova a sfondare l’ingente blocco degli agenti di polizia e così portare la protesta davanti al Senato, partono le cariche. Vola di tutto: uova, petardi, fumogeni. Alla fine decine di contusi, tra manifestanti e forze dell’ordine.
La protesta contro il Jobs act non è solo romana. A Torino gli studenti occupano la sede del Pd. A Firenze, lancio di arance, fumogeni e petardi contro la sede regionale del partito guidato dal premier Renzi, nella sua città. A Genova un gruppo di ragazzi dell’Unione degli studenti inscenano un blitz pacifico davanti alla prefettura, depositando all’ingresso i pacchi dono della legge: precarietà, tirocini a vita e lavoro gratuito. «Sono questi i regali che il Jobs act sta preparando alle nuove generazioni», dicono i ragazzi. E sullo striscione si legge: «Ci vogliono precari, saremo inflessibili».
Il pallino della riforma ora passa nelle mani del governo, pronto a sfornare i decreti delegati, il primo entro Natale sul contratto a tutele crescenti. Il Jobs act è una legge delega, un contenitore che va riempito di contenuti: articolo 18 (di fatto cancellato per le nuove assunzioni, ma dovranno essere tipizzati i casi di reintegra per i licenziamenti disciplinari), abolizione dei contratti precari, ammortizzatori per tutti coloro che perdono il lavoro, stesse tutele alle mamme, incluse le precarie. Il ministero del Lavoro ieri ha diffuso i dati sull’occupazione, come risultano dal sistema delle comunicazioni obbligatorie.
Ebbene i rapporti attivati nel terzo trimestre sono aumentati di 60 mila unità (+2,4%), rispetto all’anno prima. Le assunzioni a tempo indeterminato, 401.647, risultano però inferiori alle cessazioni di contratto sempre a tempo indeterminato del periodo, 483 mila. Qualche giorno fa, lo stesso ministero parlava di un +7% di contratti stabili.
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