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Addio al roaming da giugno tariffa unica in tutta l’Europa

Il roaming ha i giorni contati. Lo dice la Commissione europea e con lei il Parlamento e il Consiglio: il 15 giugno basta costi aggiuntivi quando si telefona o si naviga mentre si viaggia all’interno dell’Unione. Partendo per la Francia o vistando la Spagna, pagheremo telefonate, sms e traffico dati come se stessimo a casa nostra. Un solo mercato, una sola tariffa che una volta scelta vale ovunque. Ancora presto per le tariffe esatte: dipenderà per l’appunto da come e quanto gli operatori decideranno di riversare sui consumatori i sensibilissimi cali di prezzo all’ingrosso per il traffico voce e dati che scatterà da metà anno.
È l’ultimo passo di un percorso iniziato dieci anni fa, faticoso e osteggiato dagli operatori telefonici, che ha ridotto il costo delle telefonate e dei messaggi del 92% e del 96% il traffico dati. Il calcolo è di Bruxelles dove si respira un’aria euforica. «Quando cominciammo a parlarne a luglio del 2006 sembrava una bestemmia», racconta l’europarlamentare Patrizia Toia, che di telecomunicazioni si occupa fin da allora. «Alcune aziende fecero di tutto per non far passare le prime norme nel 2009. Ora il risultato è sotto gli occhi di tutti. Basta pensare al traffico dati: passa da 50 euro a gigabyte a 7,7 euro. Straordinario. Ma lei si ricorda cosa significava navigare sul Web all’estero fino a pochi anni fa?».
Lo ricordiamo tutti, purtroppo. Da quando gli smartphone hanno iniziato ad avere servizi collegati alla Rete che si aggiornano automaticamente, ogni volta che si parte bisogna aprire le impostazioni e scorrerle per trovare quella che permette al telefono di ricevere solo sms e telefonate. Dal 15 giugno diverrà aneddoto da tirar fuori a cena, subito dopo quello sul primo cellulare acquistato.
O così almeno sperano al Parlamento europeo. La fine del roaming arriva con i tetti massimi per le tariffe all’ingrosso, quelle che gli operatori praticano fra loro quando un cliente viaggia in un Paese dove non sono presenti. Gli abbassamenti sono netti. Per i messaggi ad un altro operatore non si potrà chiedere più di un centesimo, sostanzialmente dimezzato il prezzo del traffico voce che da giugno non potrà superare i 3,2 centesimi al minuto e per i dati si prevede un calo progressivo che arriverà nel 2022 a due euro e mezzo a gigabyte. Per allora le reti di prossima generazione, il 5G, saranno già disponibili e si aprirà un altro capitolo.
Nel frattempo non tutti condividono l’euforia del Parlamento europeo. C’è chi sostiene che ora gli operatori alzeranno le tariffe nazionali, quando più basse dei tetti stabiliti a Bruxelles, per compensare gli introiti che verranno a mancare dal 15 giugno. E c’è chi sospetta che possano nascere accordi sottobanco per tenerle alti. E a pagarla, ancora una volta, saremmo noi consumatori.
«Ma sì, spariamo ancora una volta sull’Europa », commenta sarcastico Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) dal 2012. «C’è una visione dell’Unione che è negativa a priori. I vantaggi per i consumatori, nel complesso, sono colossali e noi ci lamentiamo? Se qualche operatore dovesse poi alzare le tariffe significa che avrà meno clienti e noi siamo qui per vigilare che non ci siano accordi sottobanco».
Non è stato facile arrivare a questo accordo fatto di mille equilibri e variabili, fanno sapere a Bruxelles. Speriamo solo che poi non ci siano effetti indesiderati, come sostengono i pessimisti. Se infatti l’immagine dell’Unione non brilla di questi tempi, quella degli operatori telefonici è opaca da anni. E per motivi ben precisi.

Jaime D’Alessandro

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