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Addebiti fraudolenti rimborsati anche se l’operazione è corretta

La banca deve rimborsare la somma addebitata per un’operazione di pagamento online disconosciuta dal titolare, incolpevole, di una carta di debito. Non basta la documentazione del log informatico sulla apparente regolarità dell’operazione a provare la colpa del cliente.

È quanto ha deciso il Collegio di coordinamento dell’arbitro bancario finanziario con il provvedimento n. 22745 del 10 ottobre 2019, pubblicata il 23 dicembre 2019. Qui la controversia è nata perché il titolare di una carta ricaricabile, consultando i movimenti relativi alla carta, ha scoperto un’operazione fraudolenta di terzi ignoti e cioè un pagamento online a favore di un beneficiario estero. L’interessato ha disconosciuto l’operazione, precisando di non aver ceduto la carta a terzi, di non aver mai subito furto o smarrimento del Pin e di non averne mai rivelato gli estremi. Lo stesso ha presentato denuncia e ha chiesto il rimborso della somma addebitata. La banca ha ribattuto che l’operazione risultava priva di anomalie o irregolarità al momento della sua esecuzione e ha rifiutato il rimborso. Di diversa opinione è stato il collegio di coordinamento, che ha formulato il seguente principio: i documenti («log informatico») relativi all’autenticazione e alla formale regolarità dell’operazione contestata dal cliente non provano la grave dell’utente. Per rifiutare di rimborsare le somme, i prestatori di servizi di pagamento devono allegare specifiche deduzioni su fatti e circostanze come, ad esempio, l’assenza di tentativi falliti di digitazione del Pin, la ricezione della password dinamica tramite cellulare o altro dispositivo del cliente, in assenza di deviazioni o intrusioni nel device, l’accertata assenza di malware. Il cliente non avrà, quindi, diritto al rimborso se la banca riesce a dimostrare, anche in via presuntiva, l’apporto causale del ricorrente nel compimento dell’operazione stessa, senza condizionamenti, interferenze, deviazioni, hacker o altre anomalie risultanti dai sistemi antifrode o comunque dai dati conoscitivi in suo possesso.

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